R.O.T.O.R

E’ proprio lui: Robocoppolo!

Di: Cullen Blaine
Con: Clark Moore, Richard Gesswein, Margaret Trigg

R.O.T.O.R è un classico film nato scopiazzando a piene mani film come Terminator e Robocop. Il regista Cullen Blaine confeziona un prodotto totalmente scombiccherato e privo di senso, una delizia per gli amanti del trash. Il protagonista è il professor Coldyron, un uomo per tutte le stagioni: la sua disgustosa capigliatura non gli impedisce di bullarsi come novello cow-boy nella scena iniziale, uno spezzone di dieci minuti buoni in cui si veste da margaro (con tazza “Texas” compresa), condivide la colazione con il suo cavallo e si fa un galoppo in giro per i prati. Poi va al lavoro, e nonostante le apparenze scopriamo che è un poliziotto e un raffinato scienziato (oltre che un gran cuoco, vedasi la scena delle bistecche). Nel giro di una mattinata presenta il suo robot poliziotto, R.O.T.O.R, litiga con il suo superiore, si fa licenziare e va a pranzo con la sua ragazza. Il problema dei suoi finanziatori è che non riesce a diminuire il tempo di perfezionamento da venticinque anni a sessanta giorni, come richiesto da quel buzzurro del capo in una telefonata esilarante. Manco a dirlo, uno stupido scienziato del laboratorio, per recuperare le cuffie, provoca una scossetta di tre-quattro volt, quanto basta per avviare il robot. Qual’è il problema? Il problema è che il fratello brutto di Robocop, oltre ad avere il cervello di Coldyron (quindi di un texano repubblicano redneck), ha una sola direttiva: “giudica e giustizia”. Non sappiamo chi abbia avuto la magnifica idea, ma tant’è: il robot applica immediatamente la sua personalissima idea di “giustizia”, sparando in testa a un poveraccio che aveva superato il limite di velocità. Non contento, inizia ad inseguire la ragazza del malcapitato per punirla, e non si capisce per quale motivo, dato che era lui a guidare. A un certo punto, Coldyron riesce a rintracciare la povera fuggiasca, e qui parte la genialata: invece di salvarla, si inventa una storia assurda dicendole che a lui servono un paio d’orette per fare non si sa ben cosa, e che lei deve continuare a scappare e a fare da esca. La neo-vedova accetta senza fiatare, mentre Coldyron contatta una nerborutissima scienziata amica sua. Lo scontro finale è superlativo: uccisa l’inutile scienziata, il robot si fa incastrare come un pivello grazie a due fili di spago, che, con un meccanismo non meglio specificato, lo fanno esplodere. Nell’incomprensibile finale, Coldyron viene ucciso a fucilate dal suo capo.
I primi due minuti sono sensazionali: in teoria mostrano la scena finale, ma presto ci si accorge che non vi è alcun collegamento, insomma è una scena totalmente a caso. Tutto il film è impregnato di una logica reazionaria e maschilista che parrebbe un  tantino eccessiva anche in una convention repubblicana: le donne sono trattate come esseri inferiori, buone a cucinare e a trombare (favolosa la scena della coppietta in cui lui dice “non sta bene avere una moglie che lavora”), per non parlare delle discutibili idee del protagonista, che costruisce il robot per liberarsi dalla “spazzatura umana” che “minaccia la società e l’ordine”. A farla da padrone è però il R.O.T.O.R: la sua prima apparizione ce lo mostra in un filmato pateticissimo creato da Coldyron, in cui lo scheletrico androide esegue con insopportabile scattosità esercizi di ginnastica artistica. Nella sua forma definitiva è un baffuto poliziotto dallo sguardo vitreo e con la voce da Darth Vader. Il suo punto debole è l’efficienza: lento come la Quaresima e intelligente come un’arachide, il robottone si esibisce in fenomenali pugni farlocchi e senza la sua pistolina non è poi un granchè. Altra caratteristica del film è il totale disprezzo della consecutio temporum: l’alba si alterna con il pieno pomeriggio, il tramonto con il mattino inoltrato, e una qualche legge quantistica permette a Coldyron di fare mille cose nell’arco di due ore, tipo andare a prendere la scienziata all’aeroporto, portarla in una stanza, rivangare i bei tempi andati, andare a salvare la ragazza e parlare di scienza. Tra l’altro, le discussioni sul robot sono tutte infarcite di supercazzole assurde tipo “lo stimolatore energetico del motore termoassiale” e amenità di questo genere.

Produzione: USA (1989)
Scena madre: dovendo scegliere (il film non ne ha molte) preferiamo la telefonata tra Coldyron e il suo capo, una roba che manco un centralinista strafatto di acidi.
Punto di forza: tutte le scene in cui compare il R.O.T.O.R. Anche i capelli di Coldyron contribuiscono.
Punto debole: nonostante le tamarrate del robot, la trama è banale e priva di interesse.
Potresti apprezzare anche…: Hands of steel – Vendetta dal futuro.
Come trovarlo: in italiano penso fosse uscito in VHS; altrimenti c’è il DVD anglosassone.

Un piccolo assaggio: (eccovi l’intero film!)

Pubblicato il ottobre 23, 2012, in 1980 - 1989, Fantascienza con tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 2 commenti.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: