Riti, magie nere e segrete orge nel trecento

E con un titolo come questo pretendono pure di essere presi sul serio?

[Krocodylus, Satchmo]

Di: Ralph Brown (Renato Polselli)
Con: Mickey Hargitay, Rita Calderoni, Raul Lovecchio

Potevano intitolarlo semplicemente Riti. Renato Polselli, nascosto sotto lo pseudonimo yankee di Ralph Brown, confeziona una pellicola che è una mattonata mai vista, e soprattutto è mendace fin dal titolo. Magie nere se ne vedono poche, orge non ce ne sono e i flashback non sono ambientati nel trecento, ma nel quattrocento (quasi milleeccinque). La trama è qualcosa di incomprensibile: si parte in quarta con un bel rito satanico eseguito da dei vampiri in calzamaglia, e per novanta interminabili minuti si discende nell’abisso della noia, raccontando le avventure di un gruppo di uomini e donne che, senza alcun motivo plausibile, si chiudono in un castello a fare feste. Da quel che siamo riusciti ad intuire, c’è di mezzo una tizia bruciata sul rogo cinque secoli prima, tale Isabella. Costei, accusata di stregoneria, è oggi un cadavere imbalsamato nelle mani dei vampiri-satanisti, che tentano di farla tornare in vita sacrificando le giovani vergini (che non sembrano vergini affatto, ma vabbè). Questo è tutto ciò che siamo riusciti a capire: poi ci sono questi flashback in cui i personaggi sono interpretati dagli stessi attori delle scene del presente, una serie di siparietti lesbo totalmente casuali e delle aggressioni vampiriche. Alla fine pare che fosse tipo tutto un sogno, ma non ci metteremmo la mano sul fuoco.
In effetti, la pellicola è una vera rottura di palle, tanto che viene voglia di mandare avanti veloce con il telecomando. Alcune scene, però, risollevano inaspettatamente le sorti del film. Iniziamo col dire che i dialoghi occupano probabilmente una pagina di foglio A4 e sono costituiti per il novanta per cento da gemiti, versi erotici e urla a casaccio. Dovrebbe essere un “thriller erotico”, e noi diciamo: magari! La cosa più erotica che si vede è la sfilata di poppe al vento (non particolarmente esaltanti, oltretutto) e alcune scene saffiche ridicolmente poco eccitanti e anatomicamente incomprensibili (in una scena a tre non riuscirete a capire cosa stia succedendo!). Il montaggio è delirante, in pochi minuti si passa dal giorno alla notte almeno 30 volte; tra l’altro, nel castello è sempre notte, anche quando le scene in esterni mostrano un cielo soleggiato e limpido. I punti di forza di questa robaccia sono principalmente tre: gli attori, i costumi e i dialoghi. I perfetti sconosciuti chiamati a interpretare i protagonisti recitano da cani, ma durante gli amplessi regalano espressioni facciali degne di Fantozzi quando è arrapato. Le comparse sono una carrellata di volti abruttiti dalla vita che farebbero la gioia del Lombroso; tra queste si distinguono l’uomo dei tic nervosi, visto in pochi fotogrammi quasi subliminali e che avrà una parte importante nell’amplesso a tre, e il servitore storpio, un individuo veramente brutto che non si capisce che ci stia a fare lì ma fa tanto atmosfera. I costumi gridano vendetta al cospetto del comune senso estetico: i satanisti indossano delle tutine aderenti ridicolissime e dei medaglioni altrettanto esilaranti; gli ospiti maschili del castello alternano delle orrende giacchette metallizzate a un costume da Dracula totalmente avulso al resto della trama. Passiamo ai dialoghi: si va da un “se devi cercare nel regno dei morti, nel regno dei morti devi cercare” a “sono aggredita, aggreditissima da un mostro mostruoso!” all’esclamazione-bestemmia “Dio stanòs!” pronunciata come un mantra dai satanisti.
Molte altre le scene incomprensibili: dal rogo (è la nostra scena madre), ai paesani che nel quattrocento lapidano Isabella tirandole addosso delle palline di letame, alle moltissime luci stroboscopiche del castello (fastidiosissime) al delirante finale, il cui significato ci è tuttora oscuro. Completano il quadretto pipistrelli e serpenti visibilmente di gomma, di cui per poco non si vede il filo. Per masochisti cinematografici.

Produzione: ITA (1972)
Scena madre: il rogo di Isabella, che va descritto nei dettagli. Innanzitutto, non si vede l’utilità del piantarle un paletto nel cuore (la faccia godutissima del piantatore è da antologia) e poi bruciarla: una cosa o l’altra. Ad ogni modo, la cuociono a fuoco lento: per dieci minuti buoni, con una fiamma bassissima, la poveraccia urla e soffre, mentre i popolani sdentati si esaltano. Poi, di colpo le fiamme passano da dieci centimetri a due metri, il marito si muove per slegarla (ricordiamo che con il cuore trafitto, sarebbe comunque condannata), l’inquisitore va a fermarlo e…scompaiono tutti e tre! Meraviglioso!
Punto di forza: le scene singole valgono, trashosamente parlando, ben più del totale, e alcune sono esilaranti.
Punto debole: ci sono almeno quaranta minuti di sequenze inutili e noiose, dovute al fatto che Polselli allunga a dismisura qualunque avvenimento.
Potresti apprezzare anche…: La bimba di Satana.
Come trovarlo: sembra incredibile, ma ne hanno fatto numerose edizioni in DVD un pò in tutto il mondo. Le cazzate italiane tirano sempre.

Un piccolo assaggio:  (completo, su Youtube, in uno dei migliori canali trash esistenti)

Pubblicato il novembre 26, 2012, in 1970 - 1979, Horror con tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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