Il fantasma di Sodoma – Sodoma’s ghost

I ragazzi sono sei...perchè se ne vedono quattro?

I ragazzi sono sei…perchè se ne vedono quattro?

[Krocodylus, IlCarlo, Satchmo]

Di: Lucio Fulci
Con: Claudio Aliotti, Maria Concetta Salieri, Robert Egon

Pur cercando di essere imparziali, è inevitabile che i membri dello staff di questo blog abbiano delle preferenze personali, anche in ambito trash. E’ così che il nome di Lucio Fulci è riuscito a riunire facilmente ben tre membri della Cinewalkofshame, tra cui il prestigioso Carlo, assente dall’exploit a luci rosse con protagonista la Tommasi. Il fantasma di Sodoma è un film dell’ultimo Fulci, realizzato nel 1988 con pochi soldi e poca voglia. L’intro, con una ridicolissima orgia nazista, è stato da noi già visionato nel capolavoro Un gatto nel cervello, sempre di Fulci. L’aspettativa era quindi altissima; purtroppo, la pellicola è una mezza delusione, nel senso che Fulci, inibito dalla ristrettezza del budget, non offre ciò che il suo pubblico chiede: sangue, tette e danni oculari, o almeno non lo offre come ci aspetteremmo. Mezzo secolo dopo l’orgia nazista, un gruppo di tre ragazzi e tre ragazze, persi in mezzo ai boschi con la loro jeep, decide di fermarsi a passare una notte nella stessa villa. Nessuno di loro sembra più stupito di tanto nel trovare corrente elettrica funzionante, tavola imbandita e caminetto acceso, e i sei dormono lì per ripartire la mattina presto. Pur avendo, testualmente, “poca benzina”, riescono a girovagare per tutta la giornata, ritrovandosi alla sera di nuovo alla villa. A quel punto, rimasti appiedati, capiscono che qualcosa non va: porte e finestre sono infrangibili e chiuse dall’esterno (l’idea di sfondare una porta\finestra\parete a picconate non li sfiora neppure!) e nelle lussuose stanze della villa accadono fatti orribili. Una ragazza si fa schiaffeggiare dallo spettro di un giovane nazista (per come recita, è il minimo); in seguito, lo stesso nazista sfida un giovane alla roulette russa mettendo in palio le tette di una spettra (salvo che in una inquadratura, nessun nudo è particolarmente esaltante). Il ragazzo, infoiato come non mai, accetta, e vince: ma quando, con una smorfia da malattia mentale e un balzo da wrestler, prova ad agguantare le mammelle, queste si trasformano in della trippa andata a male (non sapremmo come altro definirla), lui scappa, aggredisce un compagno, cade dalle scale e, in seguito a una botta piuttosto lieve, gli si sfonda il cranio. Intanto, una spettra lesbica (in questo film tutte le donne lo sono) spinge una delle ragazze a pensare che le altre due stiano “facendo all’amore” (testuale) e le fa venire una crisi isterica. Nel finale, tronco e senza senso, gli spettri nazisti cercano di sfondare la porta. Ebbene sì! Fino a pochi minuti prima comparivano in qualunque stanza chiusa, ma ora hanno bisogno di sfondare la porta! Questo li pone comunque una spanna sopra ai ragazzotti, dato che loro non avevano pensato a una soluzione così banale. Tutti si risvegliano in un prato, abbandonando la villa distrutta, o meglio il suo incredibile modellino, e sancendo la fine del film.
Partiamo descrivendo una scena geniale: durante una crisi isterica della lunatica del gruppo, una serie di lampi lascia intravedere l’ombra di una svastica, in quella che è la scena più riuscita del film. Il resto è noia: per i primi trenta-quaranta minuti non succede assolutamente niente. I dialoghi, riciclati da qualche recita parrocchiale, spingono lo spettatore a un lento abbiocco, almeno fino alla comparsa del nazista. Questo insopportabile personaggio, tutto smorfiette e sguardi perversi, serve però a dare una svolta alla trama. La seconda è l’elemento splatter, che fa capolino con il primo morto; il suo cadavere inizia presto a saponificare, trasformandosi in una notte in una disgustosa poltiglia verdognola che ha scatenato l’applauso dello staff. Siccome la componente horror è scarsina, Fulci la butta sull’erotico, fallendo miseramente. Ok, un paio di attrici sono anche carine, ma la maggior parte degli eventi sono lasciati all’immaginazione dello spettatore, e i pochi momenti realmente erotici sono rovinati da dialoghi privi di senso o dalle espressioni facciali dei protagonisti. Tra una crisi isterica e l’altra, non si capisce bene perchè gli spiriti dei nazisti siano ancora lì, nè perchè ci tengano tanto a tormentare i ragazzi, nè come sia finita l’orgia iniziale. Insomma, pare che Fulci inserisca scene a caso sperando di ottenere un’atmosfera malata. Invano. Lo stesso assunto di base (è davvero sufficiente chiudere a chiave qualche porta e mettere vetri infrangibili per trasformare una villa in un bunker?) rende la sceneggiatura poco attraente e palesemente trash.
Una curiosità divertente: il film non è interamente opera di Fulci; dopo un’interruzione per mancanza di fondi, a concluderlo fu Mario Bianchi. Chi è Mario Bianchi? E’ quel regista che, dopo averci deliziato con Non avere paura della zia Marta, si è dato al porno sfornando alcuni titoli esilaranti tra cui: Bestialmente ingorda, Moana e Cicciolina ai mondiali, Una famiglia per pene. Complimentoni!

Produzione: ITA (1988)
Scena madre: poteva essere la crisi isterica della ragazza, che recita peggio di Alberto Tomba, ma in zona Cesarini Fulci e Bianchi ci consegnano una scena da oscar: le rovine della casa sono rappresentate da uno sproporzionato modellino, che l’ombra della jeep permette di misurare in due metri, due metri e mezzo. Fulci strikes back!
Punto di forza: la parte centrale risolleva almeno parzialmente il tedio della prima mezz’ora.
Punto debole: il film non è solo opera di Fulci. Si vede.
Potresti apprezzare anche…: Non avere paura della zia Marta.
Come trovarlo: in America è uscito in DVD, in Italia si suppone di no. Era invece piuttosto diffuso in videocassetta.

Un piccolo assaggio:  (postiamo questa recensione un pò strana ma di sicuro effetto!)

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Pubblicato il dicembre 2, 2012, in 1980 - 1989, Horror con tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 1 Commento.

  1. Fulci, sesso e nazismo? Sinonimo di trashissimo!

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