Stonehenge Apocalypse

KABOOM! E buona fine del mondo!

KABOOM! E buona fine del mondo!

Di: Paul Ziller
Con: Misha Collins, Torri Higginson, Peter Wingfield

Stonehenge Apocalypse è il classico film ispirato alla mania delle profezie Maya, tanto in voga nel 2012 e pubblicizzato, in Italia, da Roberto Giacobbo e da trasmissioni spazzatura come Mistero. Mai nessuno, però, era arrivato a partorire una storia così scombiccherata e priva di senso; Paul Ziller ci è riuscito.
Le prime scene ci danno subito un’idea dell’inettitudine di fondo della pellicola: un orrendo primo piano di Stonehenge rifatta completamente, erba e sassi, con un digitale farlocchissimo orribilmente bidimensionale. L’azione si sposta nel Maine, dove degli archeologi rinvengono un raro reperto geroglifico egizio (?) di plasticaccia. Ci piazzano una chiave egizia ed ecco che…le pietre di Stonehenge iniziano a muoversi, escono delle saette che inceneriscono un gruppo di ignari turisti (notare le esilaranti espressioni della guida). A questo punto entra in scena il nostro protagonista, un insopportabile dee-jay che si bulla di essere uno scienziato scomodo, fa l’alternativo e viene sfottuto dagli ascoltatori. Lui, non si sa perchè, è in contatto con l’archeologo del Maine, sente la notizia su Stonehenge e in due minuti ha già capito cosa sta succedendo. Arrivato sul luogo, supera la quarantena imposta dall’esercito saltando uno steccato (giuro!) e va a curiosare intorno ai megaliti, facendo foto e registrando amenità parascientifiche. Rimasto più o meno coinvolto in un’esplosione elettromagnetica, viene imprigionato, non prima di aver vagato per ore e ore in territorio occupato senza essere disturbato da nessuno. Mentre lui si gode le sbarre, il regista piazza quello che è il vero colpo di genio del film: per qualche motivo a noi ignoto, le piramidi di tutto il mondo si trasformano in dei meccanismi iper-tecnologici che eruttano come dei vulcani causando la distruzione di Messico, Indonesia ed Egitto, anche se non frega un cazzo a nessuno in Inghilterra; nello stesso momento appare dal nulla, sui computer degli scienziati, un conto alla rovescia di 37 ore, mai nominato prima, alla fine delle quali dovrebbe esserci tipo una catastrofe planetaria. La necessità spinge l’esercito a richiamare il nostro eroe, che si scopre essere uno pseudo-scienziato spocchioso e deriso dalla comunità scientifica: questi sentenzia, senza spiegare alcunchè, che la fine del mondo è alle porte, e che l’unico modo per evitarla è usare il meccanismo di Anticitera come chiave di Stonehenge. Dopo il gigantesco “e sticazzi!” del pubblico, si scopre il vile tradimento dell’archeologo del Maine, che fa spuntare una piramide in mezzo a una risaia, si fa accoppare dal protagonista e gli manda contro uno scienziato pazzo. Lo scontro finale vede il dee-jay scienziato trionfare e sacrificarsi, con un fascio di luce tamarrissimo che riporta la pace sulla Terra. E vissero felici e confusi.
La sceneggiatura, che perde di senso logico dopo le prime due sequenze, è un capolavoro di povertà narrativa, arricchita da supercazzole scientifiche e teorie assurde in linea con lo spirito new-age del film. Che cosa possa collegare i maya, gli egizi, Stonehenge, una setta di esaltati e gli alieni (sì, sì, ci sono pure loro, o almeno ne parla spesso il protagonista!) con il meccanismo di Anticitera resta un mistero. Notare come i luoghi prescelti per la distruzione totale siano collegati tra di loro da presunte “linee elettromagnetiche” inventate sul momento dallo sceneggiatore e inesistenti in natura. La spiegazione del babbeo è che “il pianeta si sta terraformando”; siamo andati a cercare, pare che questa parola significhi “sta diventando simile alla Terra”. Che vuol dire? Ah, non guardate noi. L’esercito, da parte sua, fa sempre una figuraccia: per tutto il film non capiscono nulla di cosa stia succedendo, imprigionano l’unico che ha capito qualcosa e, come soluzione, propongono un trattamento “all’americana”: una bomba nucleare, che è sempre il secondo\terzo tentativo per risolvere qualsiasi problema da parte dei militari americani. Il finale dispiega tutta la sua improbabilità fracassona: nella piramide della risaia nel Maine, i pazzi new-age sorridono pensando alla fine del mondo, convinti di essere al sicuro: saranno meticolosamente falciati dalle forze di polizia in un assalto a suon di mitra e granate.
La recitazione varia dallo squallido all’inguardabile, con picchi particolarmente comici nelle scene di interazione tra la scienziata e il protagonista: sono due personaggi poco credibili, interpretati da due attori incapaci e quasi irritanti nella loro saccenza sconfinata. Gli effetti speciali…mai vista una CGI così dozzinale, il Paint di Windows 95 avrebbe fatto di meglio…purtroppo il regista, ben conscio dei propri mezzi scarsi, centellina le scene del disastro, ripetendo sempre le stesse esplosioni senza mostrare masse di cadaveri abbrustoliti, monumenti che crollano e tsunami alti due chilometri. Il film ideale per i catastrofisti di Mistero, su Italia 1!

Produzione: USA (2010)
Scena madre: l’eruzione delle piramidi in Egitto. La sola idea fa guadagnare al film un punto in più!
Punto di forza: i film catastrofici sono quasi sempre divertenti, realizzati con due soldi e zeppi di scene trash, e questo non fa eccezione.
Punto debole: la mancanza di scene di disastro globale, affidate agli effetti digitali, nuoce alla piacevolezza complessiva.
Potresti apprezzare anche…: 2012 – Supernova.
Come trovarlo: è uscito anche in italiano, suggeriamo di aspettare che arrivi al Ciclo Alta Tensione di Canale 5.

Un piccolo assaggio: (il trailer….per chi fosse interessato, su Youtube c’è anche l’intero film in francese, tanto visti i dialoghi…)

3,5

Pubblicato il dicembre 20, 2012, in 2010 - ?, Catastrofici & Postatomici con tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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