Zombie Lake – Le lac des morts vivants

Zombie Lake

L’autore della locandina è un fottuto genio: guardate l’espressione dello zombi!

[Krocodylus, Nehovistecose]

Di: Jean Rollin
Con: Howard Vernon, Pierre-Marie Escourrou, Anouchka

A noi della Cinewalkofshame, non so se l’avete notato, piacciono i film di zombi. Se poi questi zombi sono dei nazisti, cui si oppongono francesi ex-partigiani, allora il godimento è alle stelle. Peccato che il film sia, almeno in parte, una delusione. Ma andiamo con ordine: durante la guerra, un nazi ha una storia con una ragazza francese, la ingravida al primo colpo e poi muore, ucciso dai partigiani che gettano i cadaveri del plotone crucco nel lago. Il lago in questione (che il sindaco, un signore anziano con il naso alla Chiellini, chiama “lago maledetto dei maledetti”) è però satanico, a causa di non meglio specificati riti compiuti nei secoli precedenti, e fa risuscitare i nazi sotto forma di zombi assassini. Nel giro di pochi giorni questi morti viventi fanno fuori due dozzine di persone: si comincia con una tizia nuda (come quasi tutte le donne del film) che si mette in posa, sradica un cartello e poi fa da cena ai non-morti; si prosegue con una lavandaia, che gira in tondo attorno a un edificio apposta per farsi fare un succhiotto sul collo da uno zombi, giacchè non vi è traccia di ferite; si raggiunge l’apoteosi con la strage della squadra di basket femminile, che fa appena in tempo a mostrare con generosità una serie di nudi integrali a casaccio, fino agli attacchi in paese, a dire il vero molto blandi e ripetitivi. Dopo una memorabile rissa da saloon che ha per protagonista uno zombi nel bar locale, il sindaco decide che è ora di dire basta: egli scopre che la figlia del capo-zombi vive in paese, e che il padre (un incrocio tra David Bowie e Lou Ferrigno) è ancora legato a lei, tanto da fare a botte in stile bulletti di periferia con un altro zombi-nazi per proteggerla in una scena esilarante. Sfruttando le sue raffinate capacità pedagogiche, il primo cittadino dice alla piccola che suo padre è uno zombi assassino, che lei deve fare da esca per accopparlo insieme ai compagni e che la soluzione è quella suggerita da una giornalista, ovvero napalm a volontà. Esatto, napalm. A parte il fatto che prima della guerra in Vietnam l’arma era pressochè sconosciuta tra i comuni cittadini, viene da chiedersi se il regista abbia una vaga idea dei suoi effetti a lungo termine. Scartata l’idea del bombardamento in favore di un pratico lanciafiamme, i paesani fanno arrosto di zombi, la bambina dice al padre che non lo dimenticherà mai (neppure noi, per motivi diversi) e la mattonata ha fine.
La storia è quella descritta, nè più nè meno; il fattore trash è dovuto, oltre ad essa, alla micragnosa realizzazione e ad alcune trovate di regia ai limiti del delirio. I momenti migliori sono quelli in cui compare il sindaco: questo assurdo personaggio abita in una specie di castello, i cui interni (porte e finestre compresi) sono tappezzati di quadri, in maggioranza croste di pessimo gusto, pure appese storte. Il primo cittadino organizza anche una specie di OK Corral della Provenza, con i cittadini che sparano centinaia di colpi di pistola e fucile contro gli zombi, senza mai centrarne uno in testa. I paesani si rendono ridicoli con una scena corale assurda, quella del “funerale laico” della lavandaia, di cui parliamo come “scena madre”. Poi ci sono gli zombi. Gli zombi…che dire di questi morti viventi? Sono verdi, verdi come l’incredibile Hulk; dove mai si sono visti degli zombi verdi? Oltretutto, il trucco svanisce pietosamente dal collo in giù, si sbiadisce da una scena all’altra e va a sporcare la pelle delle vittime. A volte hanno gli elmetti, a volte no; occhi perennemente spiritati e conseguente sguardo da maniaci sessuali, gli allegri nazi vanno in giro a muovere le braccia a caso, organizzare assalti selezionati (si buttano soprattutto sulle donne completamente nude) e baciare il collo alle vittime. Di tanto in tanto fanno anche a botte tra di loro, giusto per non farsi mancare nulla. Lo squallore della loro casetta, ovvero il lago, è pari a quello del loro make-up: da fuori sembra soltanto un acquitrino zozzo, ma le scene interne permettono di distinguere chiaramente i bordi di una piscina, in cui qualche volenteroso della troupe ha gettato delle alghe finte. La recitazione degli attori è, come di consueto, miseranda: soprattutto non si capisce quale sia il ruolo della giornalista nella trama: arriva, fa due domande al sindaco e si fa sbranare da uno zombi, peraltro in modo assai ingenuo.
Tutte queste perle aumentano il valore del film, che però non riesce a decollare a causa della lentezza di alcuni dialoghi. Lo consigliamo comunque agli amanti dello zombi-movie.

Produzione: Francia (1981)
Scena madre: dicevamo del “funerale laico”. In pratica, dopo aver trovato il cadavere della figlia di un paesano, il padre e i suoi amici trasportano il corpo sgraziatissimo per le vie del paese, lasciandone intravedere le mutande. Gli abitanti si aggregano, curiosi, finchè le spoglie mortali non vengono depositate davanti a casa del sindaco, e lì abbandonate!
Punto di forza: l’assoluto pressapochismo che è elemento fondante della pellicola.
Punto debole: invece di concentrarsi sullo splatter, il regista Jean Rollin vira sul patetismo con la storiella del nazista dal cuore d’oro. Il film comunque è da vedere.
Potresti apprezzare anche…: Zombi – La creazione.
Come trovarlo: sotto c’è il link della pellicola completa, su Youtube. Altrimenti, esiste il DVD straniero. In Italia è uscito nel solo formato VHS.

Un piccolo assaggio:  (il film completo)

3,5

Pubblicato il dicembre 26, 2012, in 1980 - 1989, Horror con tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: