I am Ωmega

La locandina è decisamente migliore di quella con Will Smith.

La locandina è decisamente migliore di quella con Will Smith.

[Krocodylus, Nehovistecose]

Di: Griff Furst
Con: Mark Dacascos, Geoff Meed, Jennifer Lee Wiggins

La prima recensione del 2013 è anche un ritorno alle origini; dopo tanto tempo, torniamo a recensire un film della Asylum. Il film in questione è il mockbuster di Io sono leggenda. In realtà, lo stesso film originale con Will Smith non ci ha entusiasmato, anzi; essendo devoti fans di Richard Matheson, l’abbiamo trovato un insulto. I am Omega non è poi granchè, ma la differenza è minore di quanto si possa credere. Il protagonista si chiama Renchard, e non Neville. Come da copione, egli vive da solo in una casa piena di armi, per proteggersi dagli zombi-vampiri-infetti mannari (non viene spiegato cosa siano, quindi diamo spazio alla fantasia). Un giorno riceve una richiesta d’aiuto in videochat da una ragazza, Brianna, ma se ne sbatte e chiude la conversazione. Dopo che due ex-marines burini e coatti gli fanno saltare la casa, decide invece di accettare, anche perchè la tipa ha nel sangue l’antivirus per la malattia. Dopo un breve viaggetto nelle fogne, uno dei due burini muore e Renchard raggiunge, tutto solo, Brianna. Qui inizia la parte più delirante: si scopre che Renchard ha disseminato degli esplosivi in tutta la città per farla saltare, non si sa bene perchè, mica si limiteranno a una città, ma vabbè, e hanno 24 ore per fuggire. Una volta rubata una macchina (una decappottabile! Ma allora dillo che te le vai a cercare!) vengono sorpresi dal marine sopravvissuto; costui è andato fuori di melone per la morte dell’amico, e ora predica l’estinzione della specie umana come realizzazione di un’utopia darwinista. Per non essere troppo crudele, spara nelle gambe a Renchard e lo lascia in mezzo alla città, senza ucciderlo. Il protagonista, incazzatissimo e con svariati proiettili in corpo, ormai diventato verde dalla rabbia (o forse sta per morire), ruba una macchina, sopravvive per una notte intera, aziona la suddetta automobile a spinta, insegue il marine che ha rapito Brianna, fa a pugni con lui, lo prende a bastonate e se ne va con lei; i proiettili, i calci e i colpi di catena subiti vengono rattoppati con due cerotti sulla fronte, e i due se ne vanno verso la terra promessa, in un finale da teen-movie.
Ad essere onesti, il film è leggermente al di sopra della media Asylum, soprattutto la prima mezz’ora; sarà che non succede una cippa di niente, quindi non c’è nulla da sbagliare. Lo stesso David Michael Latt, da noi interpellato, l’ha definito “uno dei miei preferiti”. Ciò detto, sono presenti tutti gli ingredienti più trash della ricetta Asylum. La prima parte della trama è infatti copiatissima dall’originale, mentre il secondo tempo prende una strada autonoma e ancor più delirante. I mostri di questa apocalisse sono un pò particolari: a parte il fatto che se ne vedono massimo tre per volta, si muovono con disinvoltura anche alla luce del giorno, cancellando un pilastro del racconto originario di Matheson; a volte corrono e si muovono con velocità da teletrasporto, altre sono lenti e si fanno sorprendere da Renchard. In verità non è che sia tutta questa grande apocalisse; come già detto, i mostri sono pochi, ma soprattutto funzionano ancora elettricità, riscaldamento, linea Internet e GPS, tanto che Renchard riesce a collegarsi in videochat con la ragazza da qualunque parte del mondo! Per sicurezza, Renchard tiene anche una password per accendere il computer: non sia mai che qualcuno entri a ficcanasare…oltretutto, pur non essendosi mai visti e mai parlati, lei gli dice “sono nel centro della città” senza specificare di che città si tratti, e lui capisce al volo che sono, guardacaso, concittadini. Assolutamente esilarante la fuga di Renchard e Brianna: prima lui spreca una bomba a mano gettandola in un bidone con un mostro dentro, con l’unico scopo evidente di osservare l’effetto “petardo in una lattina”; poi sprecano preziosi minuti scegliendo l’auto, e una volta trovata, lui si attarda a picchiare zombi senza alcun motivo invece di fuggire; questo contrattempo causerà tutti i problemi dell’ultima mezz’ora di film. La tecnica, appena sufficiente nei primi minuti, degenera rapidamente: il montaggio, a dir poco oltraggioso, alterna senza grossi problemi il giorno e la notte, la recitazione degli attori lascia il tempo che trova e molte scene appetitose, le più splatter e le esplosioni, sono lasciate all’immaginazione dello spettatore. E soprattutto, il protagonista, Mark Dacascos, sembra un orientale. Nulla in contrario, ma non c’entra niente con Io sono leggenda. Apprezziamo, comunque, il tentativo di alzare la media qualitativa della Asylum. Non è andata bene? Pazienza, a noi piace così!

Produzione: USA (2007)
Scena madre: quando Vincent, il marine burino sopravvissuto, ritorna e si allea momentaneamente con Renchard, produce uno scambio di battute fenomenale (ambientato, ricordiamolo, in una città apocalittica che entro poche ore esploderà: “Ehi, Vincent, perchè non gli spari?” “E’ meglio fare un pò di allenamento di kung-fu!”. Spettacolare!
Punto di forza: il confronto con l’originale, che non era comunque granchè. Non c’è la distanza qualitativa che si verificava, ad esempio, con Titanic o Sherlock Holmes.
Punto debole: la sceneggiatura, che sembrava reggere grazie anche alla quasi totale assenza di dialoghi, si perde in un delirio senza freni nella seconda parte. Peccato.
Potresti apprezzare anche…: 2012 – Supernova, sempre per la categoria dei catastrofici Asylum.
Come trovarlo: su Internet gira sottotitolato in italiano, non è mai stato doppiato. Sotto trovate il link.

Un piccolo assaggio:  (qualche volenteroso l’ha sottotitolato in italiano! Ringraziamolo tutti!)

2,5

Pubblicato il gennaio 2, 2013, in 2000 - 2009, Catastrofici & Postatomici, The Asylum Presents con tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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