Sete da vampira

Come detto, gli effetti speciali non sono così pessimi.

Come detto, gli effetti speciali non sono così pessimi.

[Krocodylus, Eltigre]

Di: Roger A. Fratter
Con: Elisabetta Principe, Carlo Gireli, Mirko Riva, Marta Bordino

“eh, ti piace vincere facile, recensisci film di poveracci che non hanno una lira”. Il prossimo che ci rivolgerà questa accusa (ogni tanto capita) sarà da noi processato e condannato a vedere Sete da vampira. Non una parola verrà infatti spesa per criticare gli effetti speciali, peraltro non molti e di fattura non spregevole. Limitiamoci alla sceneggiatura.
Si parte con una bella scena girata in un cimitero, sotto la neve. Stacco: un pittore è ossessionato dalla visione di una donna: questa donna è una vampira, il protagonista la vede ovunque, non riesce a disegnare altro, e meno male, dato che, artista o non artista, i suoi disegni sono degli scarabocchi inguardabili. Dopo aver chiesto aiuto ad un amico ed aver ricevuto una risposta deludente, decide di “visitare luoghi del passato in cerca di indizi”. Esatto, “luoghi del passato. A caso. Ma chi era quello del cimitero, all’inizio? Boh, non viene spiegato. Nel frattempo, ci vengono mostrate due cose: la prima è che una ragazza è legata al letto, chissà perchè. La seconda è che la vampira vive in una mega-villa con un marito (che in qualche modo conosce il protagonista, ma non capiamo in che modo) e un servitore. Quest’ultimo è il vero protagonista del film: un caso umano, un poveraccio zoppo e storpio che la vampira insulta senza altro motivo che il mero desiderio di allungare il film. Mentre il pittore fa sedute spiritiche, una ragazza si offre di aiutarlo. Si incontrano, spiaccicano due parole senza senso e poi ognuno torna a casa; ma la sventurata trova la vampira ad aspettarla. Qui pare l’inizio di un porno amatoriale di serie Z: la tipa agghindata come una battona, la vampira con la frusta…inizia a colpirla (per modo di dire, non le lascia un segno che sia uno!) e poi se ne va, lasciandola sofferente. Uno si aspetta una bella scena violenta e sanguinosa, e invece la frustata ci offre una scena di dieci minuti buoni di masturbazione, giusto per tenere sveglio lo spettatore con un pò di soft-core. Alla fine il pittore si reca alla villa, si scontra con il servitore zoppo (sì sì, esatto, e per poco non ha la peggio!), lo uccide senza motivo, dato che bastava girarci attorno da quanto è lento, va dalla vampira e la uccide. Ma chi era quello del cimitero, all’inizio? Boh…
Più e più volte, durante la visione di questo film, i due recensori avrebbero voluto sottomano La gazzetta dello sport; settanta minuti di dettagli sul calcio-mercato rappresentano infatti un’alternativa validissima a Sete da vampira. Il regista dice di essersi ispirato a Carmilla, romanzo di Le Fanu che già aveva ispirato il delirante Vampires VS Zombies; a parte che il libro in questione è un capolavoro della letteratura horror, le uniche cose in comune sono i vampiri e l’atmosfera lesbica. Niente ha senso nella sceneggiatura: sequenze montate in nome della più completa casualità, recitazione inesistente, lentezza sovrumana e disprezzo della consecutio temporum. Il budget risicato non ha nulla a che fare con l’insensatezza: non è che si può affidare al caso una storia e poi rattopparla dicendo “eh ma io sono un regista esordiente”. I registi amatoriali che conosciamo personalmente ci insegnano che talento e denaro non vanno di pari passo. Non mettiamo in discussione il talento del regista, ma qualche domanda ci viene; prendiamo la scena in cui la vampira, dopo aver accoppato l’amante, chiede al servitore, con aria lasciva, di “farla divertire”. E’ ovvio a cosa state pensando, ma vi sbagliate: il servitore inscena una indegna pantomima in cui fa le smorfie alla Jerry Lewis e si muove come un drogato in crisi di astinenza, mentre lei ride! La morte del suddetto poveraccio è da antologia: per evitarlo basterebbe camminare a passo spedito: è zoppo, e per di più è un pò letargico! Basta chiudere la porta! Invece no: il protagonista lo stende con un pugno, poi prende una scopa e gliela pianta nel cranio! E pensare che tutta la pellicola dava l’impressione di voler fare a meno della violenza gratuita…l’unica altra scena più o meno sanguinosa, quella iniziale dell’aggressione a opera della succhiasangue, è ripetuta decine di volte nei momenti più inopportuni del film, con il primo piano dell’attrice sparato contro lo spettatore. Delirio più totale!
Ah, quasi dimenticavo: ma alla fine, chi era quello del cimitero dell’inizio?

Produzione: ITA (1998)
Scena madre: abbiamo scelto una sequenza da manuale: la si poteva rifare, non è niente di particolarmente costoso; e questi sono i motivi per cui i film amatoriali finiscono sulla Cinewalkofshame. Durante una seduta spiritica, il protagonista si alza e, chiudendo gli occhi, urla “nooooo!” per poi accasciarsi a terra. Nel farlo pianta una craniata mostruosa contro il muro (rischiando una commozione cerebrale). Dura un paio di secondi, ma è la scena migliore del film!
Punto di forza: grazie al cielo, Fratter non si dilunga, il film dura solo 70 minuti.
Punto debole: nonostante sia breve, è davvero pesante. Un’autentica mattonata trash.
Potresti apprezzare anche…: Vampires VS Zombies.
Come trovarlo: contrariamente a quanto si possa pensare, è uscito in DVD; comunque, non è semplice da reperire, nonostante ci sia su Youtube completo.

Un piccolo assaggio:  (trailer originale; comunque, agli utenti di Youtube sembra essere piaciuto)

1,5

Pubblicato il gennaio 5, 2013, in 1990 - 1999, Horror con tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 1 Commento.

  1. Il finale è collegato con l’incipit del cimitero, sicché il protagonista Girelli parla di una lettera – testimonianza – che scrive all’amico presente nel prologo (e non a caso a inizio film “quello del cimitero all’inizio” parla – o meglio, grazie alla voce fuori campo, si riescono a scoprire i suoi pensieri – di una lettera confessione che ha ricevuto dall’amico pittore scomparso).

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