Big tits zombie

Adoro questo genere di cose!

Adoro questo genere di cose!

[Krocodylus, Satchmo]

Di: Takao Nakano
Con: Sora Aoi, Risa Kasumi, Mari Sakurai

Sono film come questi che ti riappacificano con il mondo della serie Z; la riscossa dell’azione orrorifica giunge dall’Estremo Oriente. Il regista nipponico Takao Nakano, avvalendosi di un cast d’eccezione (tra cui spicca la prestigiosa pornostar Sora Aoi), confeziona una pellicola totalmente sconclusionata che è quasi un manifesto del trash made in Japan moderno.
Siamo ovviamente in Giappone, come ben si capisce dalle ossessive inquadrature del monte Fuji a sottolineare l’elemento geografico. Le quattro protagoniste sono delle ballerine spogliarelliste che si esibiscono in un teatro fatiscente la cui clientela non supera mai le tre-quattro unità. Vivono in una stanzetta piena di oggetti kitsch e ricevono uno stipendio irrisorio dal loro bieco datore di lavoro. Convinte ad accettare un lavoro in un porno-resort termale (lo chiamano così!), dopo una notte di bagordi insieme ad un nano deforme e ai suoi amici, dei grassoni ributtanti che usano le ragazze come tavoli per magnare, realizzano quanto sfigate siano; intanto, scoperto un passaggio segreto sotto la loro stanza, trovano un libro con il quale una di loro, la più scema, resuscita i morti. Così, dicendo due formulette in giapponese (notare che il libro è descritto come italiano e risalente al seicento!); una di loro viene subito sbranata, una si chiude in cantina, una viene morsa e le altre due si armano. Segue una mezz’oretta un pò ripetitiva, con gli assalti dei non-morti che culminano immancabilmente in carneficine, grazie soprattutto alle katane e alla motosega (spenta) delle due fanciulle. Liberatesi dell’amica morsa con un proiettile nel cranio, affrontano la ragazza che si era chiusa nello scantinato: costei ha imparato a controllare gli zombi e, non si sa bene perchè, vuole conquistare il mondo trasformando tutti in morti viventi senza personalità. Dopo un’epica battaglia, fonte di quasi tutte le risate del film, è il momento della resa dei conti tra le due superstiti e la spocchiosa antagonista. La situazione si conclude all’incirca con un pareggio, almeno finchè sbuca dall’inferno un diavolaccio blu, incredibilmente somigliante al Mago Otelma, che si scusa per il casino combinato, riporta all’inferno zombi e traditrice e si dilegua.
Nakano decide di non prendersi affatto sul serio e di citare a mani basse i maggiori cult movies amati o diretti da Quentin Tarantino. Non per nulla, una delle protagoniste indossa un completo succinto con gli stessi colori che vestiva al Thurman in Kill Bill, e non si contano le situazioni e gli effetti musicali che omaggiano il cinema di Sergio Leone (compreso lo stratagemma della pallottola al cuore già usato in Per un pugno di dollari). La sua ironia e alcuni momenti di comicità volontaria gli impediscono di essere un capolavoro assoluto del trash. Tutto il resto è semplicemente merdaviglioso: come il titolo promette, ci sono zombi, sangue e tette in abbondanza, mostrate nei momenti più inopportuni e inquadrate con primi piani anatomici che valorizzano al meglio le grazie delle cosiddette attrici. A dir poco impressionante la genialità degli zombi: come realizzare orde di morti viventi avendo a disposizione una quindicina di comparse al massimo? Usandole allo sfinimento! Ecco che alcuni non morti compaiono un pò ovunque: in particolare il clone di Slash dei Guns & Roses e l’infermiera appaiono al cimitero, nella cantina, nel capannone e per strada! Alcuni di essi sono in grado di usare katane e altre armi; una delle ballerine sbranate, zombificata per l’occasione, ha anche la capacità di trasformarsi in una specie di mostro tentacolato e con una lingua lunga un metro. Ma è veramente impossibile descrivere nel dettaglio il mare di cattivo gusto in cui Big tits zombie sembra affondare: nudi del tutto casuali, decapitazioni, effetti sanguinolenti fatti con dieci lire, dialoghi insensati e tanta autoironia, che comunque non guasta alla carica trash della pellicola. L’apoteosi del brutto si raggiunge forse nella scena in cui, subito dopo l’evocazione degli zombi, i primi a risorgere sono i pesci essiccati nella cucina delle ragazze; primo esempio nella storia del cinema di sushi non-morti!

Produzione: Giappone (2010)
Scena madre: di norma gli zombi si trasformano lentamente, passando a poco a poco dalla coscienza al puro automatismo stile film di Romero. Qui no: la loro amica morsa passa, da un secondo all’altro, dalla più completa lucidità all’essere una belva assetata di sangue che, dulcis in fundo, sputa fuoco dalla vagina. Mica cazzi.
Punto di forza: spesso nei film di zombi il copione prevede sempre gli stessi clichè. Ecco, non qui: il regista ha idee originalissime!
Punto debole: sarà che conosciamo poco la cultura giapponese, ma certe trovare erano francamente incomprensibili.
Potresti apprezzare anche…: Bong of the dead.
Come trovarlo: soltanto in edizione straniera; non è mai stato tradotto in italiano.

Un piccolo assaggio: (un tra(sh)iler è l’unica cosa che si possa mettere su Youtube senza incappare nella censura!)

4,5

Pubblicato il gennaio 23, 2013, in 2010 - ?, Horror con tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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