Afghan Luke

Ma quanto è bello il soldato dietro Nick Stahl?

Ma quanto è bello il soldato dietro Nick Stahl?

[Krocodylus, IlCarlo]

Di: Mike Clattenburg
Con: Nick Stahl, Nicolas Wright, Stephen Lobo

Uno pensa che IlCarlo sia solo un estimatore di pornazzi squallidi e blasfemie cinematografiche assortite. Invece è anche un’amante dei film di guerra. Così, dopo aver guardato di seguito Apocalypse Now e Il cacciatore, pensa che la categoria del film pellico sia poco rappresentata sulla Cinewalkofshame e, chiavetta alla mano, porta allo staff Afghan Luke; che si rivela totalmente diverso da come ce lo aspettavamo. Il protagonista è appunto Luke (Nick Stahl, che sarebbe anche un bravo attore), un giornalista in servizio in Afghanistan. Un giorno gli sembra di vedere un cecchino canadese asportare un dito o due dal cadavere di un nemico ucciso. Tornato in patria, trova i suoi articoli censurati e, ubriacatosi, insulta il direttore. Licenziato, con l’aiuto di un amico strafattone, torna in Afghanistan per indagare sul cecchino mutilatore. In pratica i due occidentali finiscono in una serie di casini assurdi e non meglio specificati: senza alcuna ragione plausibile, fanno un patto con un rapper afghano, che li porterà dove vorranno se loro (fintisi discografici) lo renderanno famoso in America. Il problema è che lo zio di questo rapper è un signore della guerra e della droga locale che, non avendo evidentemente di meglio da fare, verifica di persona l’identità dei due e, appuratane la falsità, li insegue per ammazzarli. Uno di loro si finge anche un inviato della CNN per rimorchiare, ottenendo una clamorosa figuraccia con la ragazza in questione, una spogliarellista che intrattiene i soldati. Risolta la questione del signore della guerra con una vigorosa scazzottata (e non si capisce perchè, considerato che il tipo afghano possiede una jeep con mitragliatrice), devono vedersela con il tradimento di un tassista, rivelatosi un capo talebano. La serie di incontri assurdi prosegue con un archeologo e soprattutto con dei finti talebani, personaggi assurdi che, se abbiamo ben capito, rapiscono gli occidentali, fanno dei filmati per fare i fighi e poi se ne vanno, ma certo, è normale, succede tutti i giorni in un paese in guerra. Giunti finalmente nella città dove, a sentir Luke, si trovano le fosse comuni con i soldati senza un dito, il nostro giornalista si fa clamorosamente prendere in giro da un soldato canadese, e se ne va dall’Afghanistan con la coda tra le gambe.
Dobbiamo ammetterlo: Clattenburg ha talento. La fotografia filtrata è parecchio abusata, ma il regista non è uno stupido. Anche gli attori se la cavano, nonostante i loro insopportabili atteggiamenti da superfighi anziani vissuti mentre nessuno di loro ha più di trent’anni. Diciamola tutta, il film non è neppure noioso. E allora perchè è qui? Perchè, ai titoli di coda, ci si rende conto che Afghan Luke è la nuova frontiera del B-movie bellico. Lo stesso assunto del film non sta in piedi: le torture sono esecrabili quando compiute su persone vive: tagliare un dito a un morto è sicuramente una brutta cosa, ma non quanto crivellarlo di colpi e gettarlo in una fossa comune (cosa che tutti i protagonisti considerano abbastanza normale), e per questo lo scoop di Luke non ha molto senso. Ma tutto il film è disseminato di piccole perle trash: la presenza di un tamarrissimo carro-armato radiocomandato fa sorridere, ma è con il rapper e il suo ricco parente che si raggiunge la vetta. La versione afghana di Eminem parla come un afroamericano del ghetto, le sue rime sono passibili di denuncia per la loro bruttezza e suo zio è il peggior imbecille di tutto l’Afghanistan. Meraviglioso è anche il modo in cui Luke torna in Afghanistan: bistrattato dal suo capo, come già detto, si ubriaca e lo insulta. Quando il suo amico di buon cuore lo porta a casa e lui si sveglia, gli impone immediatamente di chiedere alla madre dei soldi, non si sa bene a che titolo, per aiutarlo ad andare in Medio Oriente a cercare i suoi corpi senza dita. Non mancano i soliti clichè dell’Afghanistan come paese irrimediabilmente destinato alla guerra e dei personaggi cinici e disillusi, che però, in uno scoppiettante contesto di nonsenso, risultano solo ridicoli. Se voleva essere una commedia bellica, ha fallito: non si capisce bene dove si debba ridere e dove invece si dovrebbe riflettere.
Non ce la sentiamo di stroncarlo, in fondo abbiamo passato un’ora e mezza divertente. Se vi capita, dategli un’occhiata.

Produzione: CANADA (2011)
Scena madre: quella dei finti talebani. Per un attimo abbiamo a una burla organizzata dal Carlo, poi ci siamo resi conto che era tutto vero.
Punto di forza: come detto, non è poi così brutto nonostante l’assurdità della sceneggiatura. E le intenzioni di denuncia (pur nascoste dall patina di film hollywoodiano indipendente) sono lodevoli.
Punto debole: trashosamente parlando, preferiamo i film di guerra alla Chuck Norris, non il war-movie filosofico del terzo millennio.
Potresti apprezzare anche…: Terminator 3 – Le macchine ribelli. C’è anche lo stesso attore.
Come trovarlo: in DVD è uscito solo in lingua inglese, ma reperirlo sottotitolato è abbastanza semplice, ed è il classico film che passano su Sky nei tempi morti.

Un piccolo assaggio:  (c’era solo il trailer…peccato, volevamo farvi vedere il rapper!)

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Pubblicato il febbraio 14, 2013, in 2010 - ?, Azione con tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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