Intikam Kadini – La donna della vendetta

Un film che valorizza la figura della donna. La figuraccia, semmai.

Un film che valorizza la figura della donna. La figuraccia, semmai.

[Krocodylus, IlCarlo, Gatoroid]

Di: Naki Yurter
Con: Zerrin Dogan, Kazim Kartal, Recep Filiz

Nel giorno della festa della donna, noi ci scordiamo mimose e ipocrisie, e omaggiamo tutte le donne del mondo con un capolavoro del “woman’s revenge” in salsa turca, un film talmente scialbo e inguardabile da aver costretto IlCarlo a una incredibile ritirata strategica causa abbiocco e rischiato di vanificare la trasferta da Torino di Gatoroid. La figura di donna che emerge da questo aborto non è esattamente lusinghiera per il genere femminile, ma tant’è, è la dura legge del trash. Protagonista è Aysel, una contadina. Un giorno quattro burini rimangono senza benzina nei pressi di casa sua. Ospitati gentilmente dal di lei padre, passano la notte lì. Appena sveglio uno di loro ritrova la figlia, e, non avendo nulla di meglio da fare, abusa di lei, seguito a ruota dagli altri tre. Ritrovato il cadavere del padre (che respira ancora, ma vabbè), la pia contadina si trasforma in una macchina di morte: rintraccia uno a uno i suoi aguzzini e, assunta l’identità di…Aysel (ebbene sì, stesso nome, stessa faccia, chissà come fanno a non riconoscerla), li seduce uno a uno per poi ucciderli, con l’inconsapevole aiuto di un signore del luogo, unico personaggio che ispiri un minimo di simpatia. Il primo viene semplicemente buttato giù da una scogliera con una spintarella della sua auto, il secondo accoppato sul motoscafo, il terzo annega in una piscina e il quarto, da lei portato in una baracca, farà in tempo a riconoscere la propria vittima e a chiederle scusa, prima di essere trafitto da un forcone. La polizia, impersonata da un campione di inettitudine, un commissario che, trovato un cadavere con la gola tagliata, mette due dita al collo per sincerarsi delle sue condizioni, arriva giusto in tempo per assistere al fatto compiuto e portare al gabbio Aysel, che si consegna volontariamente alla legge.
Pareva strano che i turchi potessero produrre una pellicola non si dica femminista, ma anche solo vagamente “paritaria”; e in effetti, non l’hanno prodotta. E’ vero che i maschi sono dei maiali assurdi, incapaci di resistere cinque minuti senza tentare abbordaggi quanto mai pacchiani, ma è vero anche che la protagonista non oppone la benchè minima resistenza al momento dell’abuso (vedere per credere, il suo sguardo fisso la rende pronta per Madame Tussaud) e, invece di limitarsi ad ammazzare i quattro criminali, approfitta dell’occasione per una sveltina. Il livello tecnico è quello medio-basso della cinematografia di Ankara: montaggio insensato, filtri rossi, gialli e blu che si alternano senza logica, recitazione parrocchiale (non aiutata da un doppiaggio turco totalmente privo di sincronizzazione), qualità della pellicola che neppure un film muto conservatosi nell’umidità per novant’anni. Le scene degli omicidi lasciano un po’ delusi, specie dopo aver visto di cosa sono capaci i turchi: l’unico sussulto è dovuto all’accoltellamento del tizio in motoscafo: come da copione, l’orribile panzone si produce in una smorfia che terrà occupato lo spettatore per svariare decine di secondi. Ecco, gli attori maschi sono tutti laidi, in buona parte sovrappeso, e le loro facce quando vedono una donna minimamente procace vanno dal Fantozzi arrapato al gatto in calore. Quel briciolo di vena drammatica dovuto all’argomento del film viene irrimediabilmente cancellato dalle musiche: esse alternano pezzi pop turchi a ballate di samba sudamericane totalmente fuori contesto, che trasformano anche le scene cosiddette “tragiche” in divertenti siparietti alla Benny Hill, e oltretutto sono a volumi altissimi, invasive e onnipresenti! Il resto è routine, almeno per noi cultori dei “turkish movies”: notevole il padre ucciso con due pugni, dati senza troppa convinzione, ma ottimi anche i dialoghi, composti fondamentalmente da tre frasi: “non ci siamo già visti da qualche parte?”, “nessuna donna mi è mai piaciuta così” e “aaaargh” nel momento della morte.
[Precisazione: noi della Cinewalkofshame, di ambo i sessi, siamo tutti quanti favorevoli alle pari opportunità e ci dispiace trattare in questo modo un tema delicato come gli abusi sulle donne. E’ vero anche che, se questa è l’idea di “donna forte” presente nel cinema turco, è giusto che noi lo si faccia sapere!)

Produzione: Turchia (1979)
Scena madre: lo stupro. Ok, non è un bell’argomento. Ma quando mai si è vista una cosa del genere? La passività della donna è clamorosa, e sarebbe da denuncia per sputtanamento del genere femminile. Però in effetti lei ha quella espressione da triglia per tutto il film, magari in Turchia quello è sinonimo di resistenza…
Punto di forza: le facce degli attori e la breve durata.
Punto debole: trattare così un tema del genere è quantomeno inopportuno. Rivogliamo lo Star Wars Turco!
Potresti apprezzare anche…: Korkusuz.
Come trovarlo: non è mai stato doppiato in italiano. Su Youtube si trova senza le scene softcore, sottotitolato.

Un piccolo assaggio: https://www.youtube.com/watch?v=TQtISMl-ncc (eccolo, senza le scene softcore; ma conoscendo i turchi, davvero volete vedere delle scene di sesso girate da loro?)

3,5

Pubblicato il marzo 8, 2013, in 1970 - 1979, Azione con tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: