Angeli senza paradiso

Anche senza talento.

Anche senza talento.

[Krocodylus, ElTigre, Satchmo, IlCarlo]

Di: Ettore Maria Fizzarotti
Con: Al Bano, Romina Power, Agostina Belli

Certe recensioni richiedono una premessa. In pratica vi diciamo che ElTigre è un fine appassionato di musica, uno di quelli che ti indovina anno, compositore e tono di dieci minuti di suite che noi comuni mortali chiamiamo semplicemente “musica classica”. Uno di quelli con pianoforte e tutto il resto. Ma ElTigre è anche un cinemasochista coi fiocchi, capace di citare a memoria Mattei, Fulci e Andolfi. Accade così che, come regalo di compleanno, questo individuo chieda di reperire e visionare in compagnia un film in cui Al Bano interpreta Schubert. Rimediato il film e organizzata la serata, l’impatto è stato devastante. La trama è poco più di un temino delle elementari blandamente ispirato al noto compositore: dunque, Schubert-Carrisi è un maestro di musica ebete che tira avanti insegnando ai bambini il pentagramma e impegnando quasi tutti i suoi beni. Due amici (versione viennese e ottocentesca degli “amici der baretto” delle borgate romane) lo convincono ad accettare l’invito della corte reale per una esibizione. Mentre finge di suonare il piano (le mani sono chiaramente di un’altra persona!) la contessina Anna-Romina gli ride in faccia, e lui, offeso, se ne va. Per ripicca non si sa bene di che, la stronzetta lo fa licenziare. Tempo dopo, con Schubert-Carrisi ormai sul lastrico, riceve un invito per insegnare la musica alle figlie del Conte Roskoff. Ovviamente lo spiantato accetta, e altrettanto ovviamente una delle figlie è proprio Romina Power, che vuole farsi perdonare. Per la cronaca, l’altra è una bambina-robot, una decenne che parla come una quarantenne e spunta fuori nei momenti meno opportuni attirandosi gli insulti del pubblico. Anna è passata dalla derisione più totale al folle innamoramento, e Al Bano ne è ben contento; un pò meno il perfido Ludwig, promesso sposo di lei, che lo sfida a duello umiliandolo. Schubert potrebbe a questo punto accontentarsi dell’amore della popolana Marta, una sgnacchera che gliel’ha giurata dal primo minuto di film, e mandare a quel paese l’ambigua Anna. Invece no, va al matrimonio di lei, si intrufola nella sala con il pianoforte, suona l’incompiuta, strappa la pagina e se ne va incazzato tra gli sguardi indifferenti della nobiltà viennese, non prima di aver latrat…cantato l’Ave Maria in Chiesa.
La definizione di ElTigre è stata: “il raffinato intellettuale Schubert trasformato in una macchietta ebete”. Partiamo da Al Bano. Nel 1970 aveva 27 anni e ne dimostrava 45; considerato che Schubert è morto a 31 anni, fin da subito c’è qualcosa che non va. Il cantante di Cellino San Marco non muove un singolo muscolo facciale per novanta minuti, e il regista lo fa cantare senza un vero motivo insultando in un colpo solo Schubert, Vienna, la musica classica e le nostre orecchie. Gli attori di contorno…mah, innanzitutto ci risulta incomprensibile come Al Bano rinunci a quella patatona della popolana Marta per la Power, che è bruttina, incapace a recitare e ha la puzza sotto il naso come tutti i nobili. Tutti gli attori, in realtà, hanno dei problemi con la recitazione: parlano guardando in camera e si muovono come in una recita teatrale in parrocchia, conferendo al film quell’effetto di “tarocco” già ben espresso dalle ambientazioni pacchiane. I costumi: Schubert sembra Fantozzi, gli altri nel complesso supponiamo siano esatti per l’epoca, anche se davvero è esilarante vederli indossare dai protagonisti. Non ci sono scene madri (a parte una, descritta in basso) da ricordare; in generale, si respira un’aria di farlocco imperante, accentuata dall’idea folle (partorita, supponiamo, sotto l’effetto di qualche sostanza stupefacente) di affidare una parte così delicata a uno come Al Bano, che potrebbe tranquillamente essere sostituito da un cartonato tipo questo, trovato su Internet. La cosa divertente è che, in un film fatto apposta per lanciare i due cantanti (e comunque basato sulla musica), il regista Fizzarotti non riesce a inserire le due canzoni presenti in un contesto accettabile: a parte il pugliese-viennese che sbarella in Chiesa dopo la delusione d’amore, abbiamo Romina Power che, con una mezza lezione di musica in cui ha a malapena imparato a tenere il tempo, improvvisa un canto trionfale con orchestra e cori di sottofondo totalmente estraneo al contesto.
Ma poi, sinceramente: in un film in cui Al Bano interpreta Schubert, avete davvero bisogno che noi vi si dica perchè si trova sulla Cinewalkofshame?

Produzione: ITA (1970)
Scena madre: sicuramente la Power che canta la Serenata di Schubert alla cazzo di cane. Ve la linkiamo anche qui sotto, rifatevi le orecchie. In alternativa, una scena totalmente inutile e assurda con dei mariachi nella Vienna dell’ottocento e la Power che balla vestita da zingara, non s’è capito perchè ma vabbè.
Punto di forza: è un insieme di elementi trash come se ne vedono pochi, un cult per tutti gli appassionati di scelte attoriali oltraggiose.
Punto debole: Fizzarotti limita le tamarrate a due canzoni e si butta sul drammatico. Peccato, si fosse preso meno sul serio sarebbe stato un capolavoro.
Potresti apprezzare anche…: l’immortale Lacrime napulitane con Mario Merola.
Come trovarlo: le poche cover di DVD reperibili online sono create da privati, il che lascia intuire che non è mai uscito in tale formato. Sappiamo per certo che è stato distribuito in videocassetta.

Un piccolo assaggio: (come vi dicevamo, ecco la Power che canta. Insopportabile)

3,5

Pubblicato il aprile 6, 2013, in 1970 - 1979, Altri Capolavori con tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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