Il vangelo secondo Taddeo

Notiamo l'effetto "posterize" di uno scrauso programma di disegno.

Notiamo l’effetto “posterize” di uno scrauso programma di disegno.

Di: Lorenzo Lepori
Con: Matteo Taddei, Ettore Tintori, Gennaro Alfano

Questo film ci ha mandati tutti quanti in confusione. Cioè, il regista lo definisce, in un’intervista, un “osceno filmazzo”. E dice che il suo scopo era quello di creare “una trashata che fosse divertente da gustare tra amici”. E c’è riuscito, a dirla tutta. Ma se state pensando di guardarvelo insieme agli amici del cuore, sappiate che ci sono ottime possibilità di perderli. Il fatto che, nei titoli di testa, la parola “sceneggiatura” sia scritta tra parentesi, lascia dedurre come Lepori non volesse proprio realizzare il nuovo Shining quando ha “scritto” questo “film”. Il protagonista è don Taddeo, giovane prete del paesino di Cintolermo che un giorno assiste ad uno stupro non ortodosso ai danni di una giovane coppia (il lui della coppia è peraltro uguale al difensore Leonardo Bonucci). Sconvolto per l’indegno spettacolo dei “sodomiti” (meno, pare, per lo stupro in sè), il sacerdote si ritira in preghiera. Lì viene contattato da un ambiguo figuro con spiccato accento toscano, che gli propone, dopo una prova sessuale abbastanza schifiltosa, una serie di superpoteri che gli consentano di combattere il male. Il male a Cintolermo si chiama Pollicino, boss con velleità registiche che utilizza per i suoi affari un variopinto gruppo di scagnozzi, che riassumono più o meno tutte le perversioni umane. La lotta di don Taddeo contro questi decerebrati ha il suo culmine in una piscina vuota; dopo una sequenza incomprensibile in cui un barbone tenta l’abbordaggio con una ragazza svenuta, Taddeo lotta contro il boss e i suoi gherri in un profluvio di sangue e budella, finchè non l’ha vinta. L’ultimo deficiente rimasto viene investito da un tizio con evidenti problemi già apparso in precedenza, che se ne va urlando come un forsennato.
Non lasciatevi ingannare dalla linearità della nostra descrizione, che è fatta così solo per facilitare la recensione. Tra due fatti descritti avvengono puntualmente violenze, scene splatterose e trovate comiche. Il vangelo secondo Taddeo fa veramente schifo: non, o non solo, a livello di qualità (s’è visto di peggio), ma proprio nel senso di ribrezzo fisico. Pur con a disposizione mezzi risibili, e tutte le scene lo evidenziano se guardate a mente fredda, Lepori mette in scena squartamenti, sangue a fiumi e ogni genere di schifezza possibile e immaginabile. Particolarmente ingegnosi, in questo senso, i rotoli di stoffa che, immersi in vino\vernice rossa\quel che è, somigliano molto a degli intestini. Inutile commentare le performance degli attori: bisogna dire che l’interprete di don Taddeo (che sembra uscito pari pari da un trailer di Maccio Capatonda) è una spanna sopra gli altri, e le sue pose teatrali sono abbastanza divertenti. Forse a non convincere sono alcune scene “shock” (tipo quella, vomitevole, del coprofago), che paiono un pò forzate. Accettato però l’assunto di base (un filmaccio da gustare con amici dallo stomaco d’acciaio), allora ci si può anche divertire: il death metal di sottofondo e le inquadrature da montagne russe accompagnano lo spettatore nel degrado trash più esilarante. Tra i poteri dell’assurdo prelato abbiamo, per esempio, quello di resuscitare i morti. Il morto in questione beve il sangue di Taddeo (che esce a fiumi tipo spumante), si risveglia, evira a morsi il suo assassino e gli stacca gli occhi di netto per poi fumarsi una sigaretta; mitica anche l’arma usata da Taddeo, ovvero una scomodissima croce con due falcetti annessi che purtroppo viene sostituita nel finale. Negli ultimi minuti fa bella mostra di sè un tizio che suona la batteria totalmente a caso nella piscina vuota, non si capisce se sia un’allucinazione o meno, ma non fa nulla, è anche divertente.
La critica maggiore che possiamo fare a Lepori è quella di voler mostrare a tutti i costi le perversioni degli abitanti di Cintolermo e di tagliare le scene con lo stralunato protagonista, che avrebbe meritato di più. Ma in fondo, cosa aspettarsi da un “osceno filmazzo”?

Produzione: (la “produzione, a rigor di logica, implica l’utilizzo di soldi, che qui latitavano tragicamente; comunque ITA (2007))
Scena madre: quella in cui due burini pippano cocaina, uno frega la dose all’altro, e questi non trova di meglio da fare che aprirgli la pancia e sniffare la droga direttamente dalle interiora. Ok, è malatissimo, ma è veramente ridicolo!
Punto di forza: il fatto che Lepori si prenda veramente pochissimo sul serio. E la canzone finale, ovvero “Almost cut my hair” di Crosby, Still, Nash & Young, un pezzo senza età.
Punto debole: le scene inserite a caso per schifare lo spettatore.
Potresti apprezzare anche…: The worst horror movie ever made.
Come trovarlo: essendo un prodotto poco più che amatoriale, tanto vale contattare il regista Lorenzo Lepori al suo profilo Facebook.

Un piccolo assaggio:  (il trailer è quasi più amatoriale di quelli di Andolfi!)

2,5

Pubblicato il aprile 18, 2013, in 2000 - 2009, Altri Capolavori con tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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