Resident evil 5 – Retribution

Milla, il fatto di aver sposato il regista non ti obbliga a farti del male così...

Milla, il fatto di aver sposato il regista non ti obbliga a farti del male così…

[Krocodylus, Nehovistecose]

Di: Paul W.S. Anderson
Con: Milla Jovovich, Michelle Rodriguez, Sienna Guillory

E’ davvero stupefacente vedere come, in queste pellicole moderne, tutto, attori compresi, sia realizzato in digitale. Come dite? Gli attori erano veri? Non ce ne siamo accorti. Sbaglia chi dice che i film della saga Resident Evil (e questo in particolare) siano ispirati ai videogiochi; questi sono dei videogiochi, e anche di pregevole fattura, al punto che lo staff aveva la tentazione di controllare la memory card di tanto in tanto. Paul Anderson abbandona completamente il tentativo (peraltro fallito nelle pellicole precedenti) di inventarsi una trama decente per la sua saga zombie, e si lascia andare a un divertimento assoluto e senza senso che si attenuerà solo negli ultimi quindici minuti, citando e copiando a man bassa il mondo dei videogame e della cinematografia. I primi, spettacolari dieci minuti vedono Alice, protagonista della saga, riassumere i precedenti episodi un tanto al chilo, creando evidenti lacune di sceneggiatura (che fine hanno fatto il tipo di Prison Break e sua sorella, presenti alla fine del quarto capitolo?). I titoli di testa sono presentati con un pregevole effetto rewind, plagiato dal trailer di Dead Island. Segue una scena surreale di dieci minuti buoni in cui lei si vede sposata con una figlia in una ridente cittadina attaccata dagli zombi. Ma Anderson sa che non è questo ciò che vogliamo, e ci riporta alla realtà con una bella base sotterranea in Russia piena di zombi. Si scopre che la Umbrella Corporation ha costruito questo mega impianto per collaudare i virus e ricreare le città e vendere i virus come arma e insomma altri pretesti idioti per un pò di azione. Per cinquanta minuti buoni assistiamo a un crescendo di assurdità: inseguimenti con gli zombi vestiti da soldati sovietici che guidano moto e camion, calci in faccia, cloni dei protagonisti, scolarette giapponesi che si trasformano in mostri, insomma l’intero campionario digitale della saga Resident Evil. Anderson sfiora la blasfemia assoluta inventandosi il personaggio di Becky, la bambina sorda figlia del clone di Alice che viene trovata dall’Alice originale e instaura con lei un rapporto copiato da Aliens – Scontro finale; in una scena Alice arriva addirittura a salvarla da un uovo di mostro, concetto del tutto estraneo alle creature di Resident Evil ma tanto utile per plagiare ulteriormente il capolavoro di James Cameron. Gli ultimi venti minuti perdono un pò di freschezza: c’è la rediviva Michelle Rodriguez che si trasforma in una specie di super-donna invincibile e ammazza due-tre amici di Alice prima di venire gettata nell’acqua gelida e divorata dagli zombi. La scena finale, però, risolleva la portata trash del prodotto, con una città murata, ultimo avamposto della razza umana, assediata da milioni e milioni di creature (compaiono anche alcuni draghi, così a muzzo). Ah, la razza umana è simboleggiata da un mutante e due cloni, giusto per farsi due risate.
Che s’è fumato Anderson? Ok, nessuno dei film di Resident Evil va oltre la mediocrità, ma qui si esagera. La grafica: seriamente, non si capisce che cosa sia reale e che cosa sia ricostruito. Il personaggio di Albert Wesker sembra perennemente fatto in digitale, noi abbiamo giocato a Resident Evil 4 e vi assicuriamo che nel videogame era più nitido e dettagliato. Ma questo Retribution è comunque una gioia per gli occhi: chi non ha mai sognato di vedere dei soldati sovietici zombi armeggiare con motoseghe e camion lanciarazzi? Chi non ha mai voluto vedere un’orda di creature del tutto casuali assediare la razza umana? Ecco, questo film ve lo permette. La trama conta meno di zero, così come i personaggi: l’importante è esaltarsi alle loro imprese. Le coreografie, peraltro, sono estremamente curate, così come la spettacolarità delle scene apocalittiche. Il combattimento finale regala una (in)volontaria citazione del film Riki Oh, quando il clone cattivo di Michelle Rodriguez picchia i protagonisti: le immagini delle ossa che si spezzano non potranno non ricordare il capolavoro orientale. Le tamarrate non si contano e sono sempre a livelli altissimi: ampio abuso del ralenti, armi con il cheat colpi infiniti, dialoghi burini, l’amico figo che muore da eroe, e quei vessilli sovietici che faranno impazzire gli adoratori dell’horror bellico; sottolineiamo il fatto che la Umbrella Corporation è tutta fissata coi simboli, tanto da averli ridipinti ovunque, però non ha avuto il cuore di togliere gli stemmi sovietici, o forse era solo per rimarcare agli spettatori l’ambientazione geografica. In definitiva, che ci crediate o no, è un film piacevole: l’ideale per esaltarsi con un pò di azione inverosimile, CG nemmeno troppo sforzata e ricordi di videogiocate adolescenziali.

Produzione: USA (2012)
Scena madre: durante il combattimento con Jill Valentine, Alice risolve la questione togliendole con pochi sforzi il congegno che la controllava. Tutto qui? Bastava questo per evitarsi tutto il film? Non poteva pensarci prima?
Punto di forza: le tutine aderenti di Milla Jovovich (che è pettinata come Andrea Pirlo), la breve durata, il variopinto campionario di mostri.
Punto debole: ce ne sono parecchi, ma soprattutto c’è lei: la bambina che impersona l’intelligenza artificiale. E’ irritante!
Potresti apprezzare anche…: i precedenti capitoli della serie. Ma anche i videogiochi, che sono meglio sceneggiati!
Come trovarlo: in qualunque formato, in qualunque lingua. E’ questo il bello del recensire film famosi!

Un piccolo assaggio:  https://www.youtube.com/watch?v=ZRmWLqrJkz4 (dite quello che volete, ma questo è il trailer più bello e cazzuto degli ultimi anni!)

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Pubblicato il aprile 25, 2013, in 2010 - ?, Horror con tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 1 Commento.

  1. Finalmente qualcuno che la pensa come me… Fino ad oggi pensavo di essere solo! E comunque parlo da quasi-fan dei precedenti episodi. Bella recensione!

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