Primitiv

Exploitation a pacchi!

Exploitation a pacchi!

Di: Sam Gardner (alias Sisworo Gautama Putra)
Con: Enny Haryon, Barry Primar, John Mardion, Runkman Herman

Nella pagina di Wikipedia dedicata al genere cannibal movie, all’elenco dei film (consultabile qui) manca, colpevolmente, Primitiv. Come? Non lo conoscete? Male! Primitiv non è che la riproposizione indonesiana di Ultimo mondo cannibale di Deodato. Riproposizione indonesiana, sì, mascherata pietosamente da pseudonimi occidentali. La trama è molto semplice: un gruppo di ricercatori attraversa la giungla alla ricerca di tribù indigene prive di contatti con l’esterno. Dopo aver cantato e ballato con una di queste tribù (il cui capo è il fratello brutto di Gullitt) pagano un tizio perchè li accompagni lungo il fiume. Lui li mette in guardia con frasi senza senso (“non siete etnologi, siete pazzi”, come se una cosa escludesse l’altra), ma loro non lo stanno a sentire, vogliono inoltrarsi nella giungla vestiti come dei fighetti e non sentono ragioni. Tra i membri della spedizione si contano una tettona che si comporta come a una serata di gala (basta vedere come si veste), il protagonista-cowboy, un sosia di Maradona con un visibile tic all’occhio destro e la versione maschile di Whoopi Goldberg. Ovviamente la barca si rovescia nelle rapide e loro si ritrovano a piedi nella giungla selvaggia. Altrettanto ovviamente arriva una tribù di cannibali; cioè, cannibali più o meno, non mangiano nessuno, gli crediamo sulla fiducia. Due di loro vengono catturati e semi-spogliati, mentre Whoopi e la guida vagano senza meta. Giusto il tempo di ritrovarsi e di farsi mangiare da un coccodrillo (la guida) e Whoopi corre a salvare gli amici. Buona parte del film è occupata da siparietti che illustrano lo stile di vita primitivo: alcuni esilaranti, altri decisamente sonnacchiosi. Il colpo di scena arriva quando i due fuggitivi incrociano Whoopi che passava di lì per caso (tutto vero: loro escono dalla grotta e lo trovano che vagabonda) e fuggono con lui; nella fuga si fermano per mezz’ora ad una cascata a discutere degli indigeni e della civilizzazione, facendosi raggiungere da questi ultimi; Whoopi fa appena in tempo a dire “troppo tardi” che muore trafitto da una lancia. Comunque non era troppo tardi, infatti gli altri due scappano con una zattera (gli indigeni non possono guadare il fiume, non si sa perchè, l’acqua è alta mezzo metro) facendo presumibilmente ritorno alla civiltà.
I titoli di testa sono realizzati con Paint, e di sottofondo c’è una musicaccia da discoteca; basta questo intro per intuire la qualità generale del film; in verità non ci sono scene da Oscar del trash, ma la sciatteria e la poca voglia con cui il film è realizzato compensa tale assenza. La parte del leone la fanno gli indigeni: sembrano tutti componenti di un gruppo metal, e come se non bastasse si esprimono con un linguaggio mono-vocale (dicono “uh!” e basta per tutto il film, chissà come fanno a capirsi). I simpatici nativi reagiscono a ogni gesto degli occidentali facendo facce assurde da indemoniati; nel tempo libero vanno a caccia, e uno di loro riesce nell’impresa di strozzarsi con un serpente di peluche, probabilmente perchè mancavano i soldi per un serpente vero o un effetto speciale decente. Il rumorista contribuisce con una scelta dei pezzi totalmente a caso: cani che abbaiano, gatti, tigri, ruggiti fuori luogo, scoiattoli che squittiscono, insomma più che una giungla sembra un negozio di animali cocainomani. Come se non bastasse il doppiaggio è sincronizzato con i piedi e il volume passa dal semi-silenzio alle urla fortissime straniando ulteriormente lo spettatore. Tra le scene cult: Whoopi che sbatte la testa contro una roccia e usa visibilmente una boccetta piena di liquido rosso a simulare il sangue, le immagini di repertorio riciclate (metodo che farà grande Bruno Mattei) e le ferite, ottenute piazzando un pò di domopak colorato di rosso sul corpo degli attori. La scena più apprezzata è quella del delirio di Whoopi: mentre vaga per la giungla a un certo punto vede delle mele rosse che però non esistono, mangia dei frutti e vomita in primo piano per due-tre minuti tipo un ubriaco che piscia contro i muri delle case la notte. Altra scena splendida è quella in cui la guida, che in teoria dovrebbe conoscere bene la giungla, corre in mezzo ad essa urlando come un drogato e spaventandosi per ogni cosa che vede, inclusi rami di alberi e animali. Aggiungiamo che a nessuno, nei giorni di prigionia tra gli indigeni, cresce un solo pelo di barba, e che tutti tornano a casa perfettamente pettinati.
Un must per gli appassionati di cannibal-movies e per i feticisti dei remake esotici. Curiosità: la canzone dei titoli di coda è The lonely sheperd, più nota per essere stata utilizzata in Kill bill vol. 1. Tarantino uno di noi!

Produzione: Indonesia (1978)
Scena madre: lo scambio di battute tra il panzone e Whoopi, qualcosa tipo: “Sei ancora vivo!” “Arrivo!” “Ehi, attento al coccodrillo!” “Aspetta, cos…aaaarghh!”. Meglio di Cochi e Renato.
Punto di forza: le musiche, che sono belle anche se del tutto fuori luogo, e le scene d’azione.
Punto debole: la mezz’ora sulla vita degli indigeni è divertente, ma un pò ripetitiva.
Potresti apprezzare anche…: La tomba di Mattei.
Come trovarlo: la versione esistente su Youtube sembra ricavata da una VHS, ma sinceramente dubitiamo l’abbiano distribuito in DVD.

Un piccolo assaggio:  (ecco la suddetta versione di Youtube. Audio incomprensibile e video poco nitido, per veri cinemasochisti)

2,5

Pubblicato il giugno 3, 2013, in 1970 - 1979, Azione con tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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