Dall’altra parte del cult – Intervista a Enzo G. Castellari

Enzo G. Castellari con Quentin Tarantino, da sempre suo ammiratore.

Enzo G. Castellari con Quentin Tarantino, da sempre suo ammiratore.

La foto con dedica di Tarantino esprime perfettamente quella che è la lunga carriera di Enzo Castellari: pioniere di molti generi cinematografici tipicamente italiani come lo spaghetti-western e il poliziottesco, spesso in conflitto con una critica cinematografica italiana perennemente in ritardo sui tempi, Castellari (classe 1938) ha influenzato il cinema italiano (e non solo) più di quanto gli sia stato riconosciuto. L’esempio di Bastardi senza gloria, remake del suo Quel maledetto treno blindato, è emblematico.

K: Enzo Castellari, parliamo del tuo inizio nel mondo del cinema. Prima di divenire regista sei stato attore, assistente alla produzione, aiuto regista, coordinatore degli stuntman e sceneggiatore. Ci racconti com’è avvenuto il tuo esordio?

EGC: …anche montatore, architetto-scenografo, direttore doppiaggio, creatore trailers… il mio esordio? Bè, avendo un padre che faceva il regista e il produttore, ammetto che è stato piuttosto facile. Non c’è molto da raccontare!

K: Il tuo nome è legato soprattutto a due generi tipicamente italiani: gli “spaghetti-western” e i “poliziotteschi”. Partiamo dai western: la stessa definizione di “spaghetti-western” contiene una punta di disprezzo, che io personalmente non condivido. Qual’è la tua opinione su questo genere?

EGC: Dico solo questo: noi abbiamo creato un nuovo genere, ispirandoci, per certe cose, ai western americani; poi, visto il successo di portata mondiale dei nostri film, gli americani si sono messi a copiare noi. Credo sia sufficiente dire questo…

K: I “poliziotteschi” hanno diviso la critica; c’è chi li considera semplicemente degli Z-movies, chi li vede come una critica sociale. Tu ne hai diretti molti: Il grande racket, Il cittadino si ribella; alcuni hanno fatto la storia del genere. Come giudichi quella corrente e quel periodo, a distanza di trent’anni?

EGC: Il primo poliziesco, dopo quello di Steno, è stato il mio La polizia incrimina, la legge assolve, che è diventato subito, visto l’enorme successo, il film da imitare per tutti, e subito sono nati migliaia di “poliziotteschi”. In America il titolo è stato tradotto come High crime ed è stato un grande successo. Poi è venuto Il cittadino si ribella, altro successo in USA; tra l’altro, è stato ripreso e imitato con la serie di film sul Giustiziere della notte con Charles Bronson…erano film che piacevano molto perchè rispecchiavano i tempi, checchè se ne dicesse molti spettatori si rispecchiavano in quelle storie; questo era il segreto del loro successo.

K: Parliamo del tuo film più celebre, Quel maledetto treno blindato. Ti saresti mai aspettato che un regista come Tarantino prendesse alcuni spunti da quella pellicola per il suo Inglorious Basterds, in cui tu stesso appari in un cameo? Come ti ha contattato Tarantino?

EGC: Ti devo correggere: non è stato un film celebre, almeno alla sua uscita; lo è diventato dopo quel che ha fatto Tarantino. Tra i milioni di film fatti, dai fratelli Lumiere a noi, il genio di Quentin ne ha scelto uno per un remake, e casualmente è stato proprio il mio. Il titolo originale, con cui era uscito in tutto il mondo, era appunto Inglorious Bastards, Bastardi senza gloria. In Italia i distributori avevano un modo di vedere le cose piuttosto ristretto e miope e allora decisero di cambiare il titolo in Quel maledetto treno blindato. Tarantino lo aveva visto a Los Angeles da ragazzo e per lui e i suoi amici è rimasto un cult. Fu il suo avvocato a fare da tramite: mi contattò, e io e Quentin ci mettemmo d’accordo per girare il remake.

K: E’ paradossale il fatto che quel tuo film sia stato snobbato dalla critica per trent’anni salvo essere recuperato quando un regista americano l’ha riportato in auge. La critica italiana, a tuo parere, è malata di esterofilia?

EGC: La critica italiana è malata e basta!

K: Parlando con un tuo collega come Ruggero Deodato, altra colonna del “cinema di genere italiano”, constatava come “purtroppo i produttori di talento italiani siano spariti, e i giovani talentuosi registi si cimentino in commediole mediocri”. Condividi questo pessimismo sul cinema italiano odierno?

EGC: Certo che concordo con lui! I grandi produttori non ci sono più. Oggi i ragazzi giocano con la telecamera, con il telefonino, e pensano di diventare tutti registi in questo modo, ma gli manca una cosa fondamentale, e cioè la gavetta fatta e la frequentazione dei set dei veri registi, che per noi era la prassi. Senza queste cose la vedo dura.

K: Quali consigli possiamo dare a un giovane regista esordiente? E chi sono i talenti migliori del cinema esordiente italiano?

EGC: Ammetto di non seguire il cinema italiano ormai da molti anni. Non ne conosco nessuno. Il consiglio che darei è quello di studiare il più possibile, ma c’è un problema: dove studiare? Al momento, tutte le scuole di cinema sono gestite da gente che il cinema vero e proprio non lo ha mai fatto, è assurdo! A questo punto dico: se ne hai la possibilità, frequenta come “volontario” il set di qualche regista professionista. Ma anche qui sorge un problema: quale professionista? E’ un circolo vizioso, purtroppo.

K: Nel 2009 sei tornato al cinema con Caribbean Basterds. In un’intervista hai dichiarato di voler dirigere un western-horror. A 15 anni da Jonathan degli orsi, è l’inizio di un nuovo ciclo?

EGC: Ho deciso di non parlare più dei miei nuovi progetti, porta sfiga!

K: Quale potrebbe essere il futuro del cosiddetto “cinema di genere”?

EGC: Ti rispondo con una domanda: ce n’è ancora, di cinema di genere?

K: Vuoi fare un saluto e una dedica a noi cinefili recensori da strapazzo?

EGC: Certo! Fare il recensore implica tanta, tanta, tanta esperienza e “conoscenza”…spero vi capiti di conoscere qualche attore e legarvi a loro per un buon progetto, e poi…chi può dire come andrà a finire? Auguri infiniti a voi!

Auguri che ricambiamo più che volentieri, sperando di non aver portato sfiga a Enzo chiedendogli dei suoi nuovi progetti!

Krocodylus

Pubblicato il giugno 8, 2013, in Dall'altra parte del cult - Le interviste possibili con tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 1 Commento.

  1. Bellissima intervista.

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