Battle of Los Angeles

Non illudetevi, il film non è fatto bene come la locandina.

Non illudetevi, il film non è fatto bene come la locandina.

Di: Mark Atkins
Con: Kel Mitchell, Nia Peeples, Theresa Jun-Tao

Se vi dico che il nuovo film della Asylum si chiama Battle of Los Angeles, voi che cosa pensate? Che sia il mockbuster di Battle: Los Angeles, film uscito nello stesso periodo (in Italia noto come World invasion)? Probabilmente sì, ma a torto: questo plagio su pellicola è invece un remake casereccio e miserando di Men in black e soprattutto Independence day; non potendo saccheggiarli all’epoca in quanto antecedenti alla nascita della stessa Asylum, Latt e soci rimediano quindici anni dopo rubando il titolo a un altro film ancora. E il risultato è meraviglioso!
Il film parte in quarta con un’astronave gigantesca, larga due miglia, che si piazza sopra Los Angeles e inizia a distruggerla, facendosi beffe degli attacchi dell’esercito. Niente introduzione, prologo, spiegazioni: noi vogliamo l’azione burina, e alla Asylum sanno come accontentarci. I protagonisti sono i soldati di un avamposto, che subiscono l’attacco alieno e cercano di salvare il pianeta. Con loro c’è anche un pilota scomparso nel 1942, rapito dagli alieni e improvvisamente riapparso; i superiori gli ordinano di portarlo in un luogo segreto, la sede del Majestic 12, che casualmente è a due passi da lì. Per agevolare le operazioni la potente organizzazione segreta manda ad aiutarli una donna samurai vestita di latex e armata di katana. Stop, ferma tutto. Perchè mai una organizzazione che, si suppone, dispone di tecnologie avanzatissime e armi letali manda una sola persona, e per giunta armata solo con una spada? Sembra quasi che alla Asylum abbiano confuso i copioni di due film da plagiare (l’altro potrebbe essere stato Kill Bill). La donna, una saputella alquanto irritante, li conduce in una base segreta dove si scopre l’impensabile: in soldoni, il pilota è in verità un droide alieno, che, contattato un precedente prigioniero dei terrestri, gli ruba il posto e comunica il tutto ai suoi, non si capisce bene perchè. Comunque, i tre sopravvissuti (un soldato di colore, una figona giapponese e la tipa con la katana, che per l’occasione sfoggia anche una benda sull’occhio stile Elle Driver!) riescono a pilotare un’astronave aliena con cui si intrufolano nella gigantesca astronave madre (a proposito, le dimensioni di questa variano a seconda dell’inquadratura) e affrontano il boss finale: un polipone in CGI senza occhi incredibilmente somigliante all’idra del cartone di Hercules. Sconfitta (grazie al sacrificio di uno dei tre) e devastata l’astronave-madre (non si sa come, muore l’alieno e l’astronave esplode così, a caso) i due superstiti tornano sulla terra ridendo, non prima di aver fatto schiantare il gigantesco disco su Los Angeles, causando probabilmente decine di morti.
Quiz: secondo voi in un film di fantascienza apocalittica, con città devastate, drammi personali, battaglioni di soldati, gigantesche basi sotterranee e infiltrati alieni, quante persone servono per rendere il tutto un minimo credibile, comparse comprese? 21. Ventuno. Ripetiamo, ventuno persone in tutto, compresi quelli che compaiono per cinque secondi senza dire una parola. E’ sufficiente questo per proclamare Battle of Los Angeles il film più povero della Asylum e dimostrare ancora una volta l’avarizia dei produttori; molte scene, soprattutto quelle ambientate tra i militari, sono alquanto ridicole per lo scarso numero di persone presenti; oltretutto, la ristrettezza di mezzi impedisce al regista di mostrare anche un solo abitante di Los Angeles, vanificando il senso del titolo. Altro sintomo di miseria sono gli effetti speciali di alieni e astronavi: conoscendo la Asylum non ci aspettiamo lavori alla Rambaldi, ma a tutto c’è un limite: l’astronave-madre è talmente bidimensionale da richiamare un episodio dei Digimon, le macchine aliene sono frullatori senza coperchio riprodotti in digitale, le armi sono chiaramente in plastica e l’alieno finale sembra un effetto digitale tridimensionale lasciato a metà dal grafico. E dire che gli attori reciterebbero in modo quasi dignitoso, se i loro personaggi non fossero tagliati con l’accetta: la soldatessa giapponese tosta e maschiaccio è una caricatura delle eroine di James Cameron, la ragazza-samurai è la Uma Thurman dei poveri e i soldati di colore parlano e si muovono come dei gangsta-rapper, persi in una sceneggiatura senza capo nè coda che fa avvenire tutto a caso e sfidando le leggi della fisica e del buonsenso (clamoroso il bazooka lungo due metri e altre armi ingombrantissime estratte da un normale borsone da atleta).
Senza un motivo plausibile, Mark Atkins tenta l’operazione-simpatia inserendo dei personaggi comici squallidissimi: il migliore è senza dubbio il vecchio soldato fanatico. Costui, un signore anziano e pelato, insulta i suoi sottoposti, intuisce senza uno straccio di indizio l’identità del pilota del 1942 e al primo colpo riesce a usare senza problemi un’arma aliena, prima di venire ucciso nel grottesco schianto di un UFO. A proposito di UFO: nel finale il protagonista riesce addirittura a guidarli, muovendo le mani come un visionario e grugnendo di sofferenza come una bestia.
Ultime curiosità: la battaglia di Los Angeles, che ha ispirato sia questo film che World invasion, fu un clamoroso falso allarme realmente avvenuto nel 1942, considerato da alcuni ufologi (una netta minoranza) un attacco alieno insabbiato dalle autorità. Il Majestic 12, nel film una organizzazione segreta che si occupa di alieni, è un gruppo ricorrente nella terminologia ufologica; a tutt’oggi, non vi sono prove della sua esistenza. Asylum, maestra di storia!

Produzione: USA (2011)
Scena madre: all’inizio, quando gli alieni attaccano la base dei soldati, c’è un fuggi fuggi generale. Per pochi secondi, si vede chiaramente un soldato che, invece di scendere le scale, fa la spaccata sui due manici. E’ una scena totalmente assurda, non si capisce perchè l’abbiano tenuta, ma è davvero ridicola!
Punto di forza: i plagi sono talmente evidenti (uno fra tutti, l’astronave abbattuta che atterra a pochi centimetri dal personaggio immobile, copiata da Men in black) che cercarli e individuarli diventa un’attività piacevole e divertente!
Punto debole: la scarsità di mezzi è fonte di enormi risate, ma il numero di persone coinvolte (ripetiamo: ventuno!) è talmente basso che non permette scene epiche e rende tutte le inquadrature particolarmente tristi.
Potresti apprezzare anche…: Alien VS Hunter, per un altro film poverissimo ma ridicolo, sempre della Asylum. Oppure Independece day: tanto per chiarire, riteniamo tale porcata di Emmerich ben peggiore di queste produzioni tarocche.
Come trovarlo: il tasto dolente della Asylum è che i loro film non vengono quasi mai distribuiti in Italia; noi l’abbiamo visto in inglese. Il vantaggio è che avendo riscosso un discreto successo soprattutto per l’incredibile sfacciataggine nei plagi, non dovrebbe essere troppo difficile procurarsene una copia in lingua originale.

Un piccolo assaggio: (guardate questo trailer e apprezzate l’amatorialità degli effetti!)

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Pubblicato il luglio 11, 2013, in 2010 - ?, Fantascienza, The Asylum Presents con tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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