2012 – Ice age

La Statua della Libertà è un must dei catastrofici americani!

La Statua della Libertà è un must dei catastrofici americani!

Di: Travis Fort
Con: Patrick Labyorteaux, Julie McCullough, Katie Wilson

Terzo film Asylum che inizia con la parola “2012” (ma probabilmente ne sono usciti altri, dall’inizio di quest’anno) e che sfrutta ignobilmente la profezia maya e il kolossal di Emmerich, Ice age non ha ovviamente nulla a che fare con i film qui menzionati: è infatti un plagio di The day after tomorrow (una eventuale querela complessiva per plagio da parte di Roland Emmerich manderebbe la Asylum in bancarotta). E chi c’è a sostituire il buon Dennis Quaid? Chi se non Patrick Labyorteaux? Per i blasfemi che non sanno chi è: non avete mai visto JAG – Avvocati in divisa? Lui era il marine panzone. Qui fa lo scienziato panzone: invece di lavorare, accompagna i figli a spasso per la città: uno gli fa da aiutante nei suoi studi, l’altra è una biondina saccente e insopportabile. Patrick e il figlio, dopo aver ignorato le richieste di soccorso di un povero esploratore indiano che muore al telefono, si accorgono con colpevole ritardo che qualcosa non va, e che la catastrofe climatica (parleremo dopo di che cosa sia questa catastrofe) è alle porte. Raccattata la moglie, si ricordano che la figlia è appena partita in aereo per New York: il Nordamerica, però, sta per essere investito da un ghiacciaio. L’allegra famigliola parte così in automobile per New York, mentre dietro di loro la civiltà scompare, investita da pezzi di ghiaccio grandi quanto una nave da crociera che cadono dal cielo. I tre affronteranno molte peripezie, durante le quali il pachidermico padre di famiglia dimostra abilità pari a quelle di McGyver, pilotando aerei, fabbricando esplosivi e facendo lo slalom in macchina tra i pezzi di ghiaccio che cadono. Intanto il governo prova a risolvere la situazione nell’unico modo possibile in un film della Asylum: aerei in digitale (con piloti in digitale) che sganciano bombe atomiche a volontà, con risultati veramente modesti. Giunti a New York tra mille difficoltà, i nostri eroi scoprono che la figlia non è più lì e che insomma hanno rischiato la pelle più e più volte per niente. In un momento di lucidità, Patrick si ricorda che basta tracciare il di lei cellulare per capire dove si trovi, il tutto al minuto settantotto, evidentemente da giovane lo chiamavano “mente sveglia”. Ricongiuntisi con la ragazza e il suo fidanzato, i cinque si rifugiano nella Statua della libertà. Il ghiacciaio, dopo aver viaggiato per ore e ore a 200 miglia orarie, si ferma proprio a dieci centimetri da loro. Fattore C.
Prima di soffermarci, come di consueto, sulla parte tecnica, ammettiamo la nostra ignoranza: pur avendo cercato a lungo informazioni in proposito, non siamo riusciti a capire che tipo di fenomeno naturale stia alla base del film. Ci sono questi vulcani che eruttano, un ghiacciaio che viaggia alla velocità di una Formula 1, dei blocchi di ghiaccio che cadono dal cielo…pur con tutta la buona volontà, non abbiamo capito di preciso con cosa si abbia a che fare, e il sospetto che alla Asylum l’abbiano sparata grossa per l’ennesima volta va per la maggiore. Per la gioia dei nostri occhi, Travis Fort rispolvera tutto l’armamentario catastrofico della casa di produzione: tornado, vulcani, era glaciale, immobili fotografie di città incollate su uno sfondo posticcio, meravigliose tempeste di neve che finiscono a metà inquadratura perchè il getto non era abbastanza potente. I dialoghi sono orrendi e sembrano scritti senza voglia, è tutto un “papà, attento” e “calma, calma” ripetuto allo sfinimento. In compenso gli attori sono davvero discreti, nelle ultime produzioni della Asylum la capacità recitativa media sembra aumentata, a discapito del settore grafico e della sceneggiatura. Altro lato positivo è la colonna sonora: è copiatissima da quella di The day after tomorrow, però non è niente male. Ovviamente il discorso non vale per la grafica digitale, che qui tocca veramente il fondo sconfinando nell’amatorialità più estrema.
Diverte, fa ridere, gli attori sono decenti e il nonsenso assicurato. A un film della Asylum non si può davvero chiedere altro. Comunque, nulla lascia intendere che il film sia ambientato nel 2012 e della profezia maya non c’è traccia: la solita genialata dei titolisti!

Produzione: USA (2011)
Scena madre: potremmo tirare in ballo CGI ed effetti speciali, ma non spariamo sulla croce rossa: preferiamo l’incidente che Patrick e famiglia hanno appena partiti: proprio nel momento di miglior visibilità, in una strada totalmente deserta,vanno a tamponare due macchine ferme ribaltandosi. Premio Automobilista dell’anno.
Punto di forza: la ricetta classica Asylum, senza pretese di serietà, come piace a noi.
Punto debole: forse una certa ripetitività di questo genere di film, che prima o poi inizia ad annoiare. Ma vale solo per noi cinemasochisti.
Potresti apprezzare anche…: Arctic blast.
Come trovarlo: in inglese. Non abbiamo trovato sottotitoli italiani, per cui il consiglio di imparare a vedere i film in lingua originale continua a essere valido.

Un piccolo assaggio: (una curiosa compilation di effetti speciali del film, tanto per farvi un’idea; per chi conosce l’inglese, c’è anche il making of)

3,5

Pubblicato il luglio 14, 2013, in 2010 - ?, Catastrofici & Postatomici, The Asylum Presents con tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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