Dall’altra parte del cult – Intervista a Marco Antonio Andolfi

Andolfi - Eddy Endolf in una sofferta interpretazione.

L’intervistato di oggi è un personaggio che è ormai leggenda nell’ambiente dei cult-movies: Marco Antonio Andolfi, alias Eddy Endolf, regista del film sibaritico La croce dalle sette pietre e del sequel Riecco Aborym, secondo per capacità di trash sostanziale solo ai Mattei e ai D’Amato. Le sue affermazioni sono qui mantenute nella forma originale, per esprimere al meglio la potenza del Verbo andolfiano. Ogni sua parola (sicuramente veritiera e sincera) trasuda Arte da ogni sillaba. Un uomo, un perchè.
Diamo il via alle danze!

K: Eddy, ci racconti la genesi del tuo primo film, La croce dalle sette pietre?

EE: Il film nasce da fatti che ho vissuto di persona: l’esperienza esoterica, la malavita, la politica, lo scippo…feci arrestare i ladri, e la Polizia credeva fossi un commissario di Roma (e perchè mai? n.d.a.), la religiosità e la natura umana.

K: Come è stata la lavorazione? Ci racconti qualche aneddoto dal set?

EE: Siccome era il mio primo film e venivo dal teatro, ero considerato un incapace, un fissato capace solo a buttare soldi. Tutti si sentivano in dovere di cercare di fare i lavativi, di fare allusioni, di rubare e altre meschinerie…non sapevano che avevo il braccio forte, ero capace di dirigere mille persone come un generale di ferro. Avvenivano molti scontri. Il teatro è un ambiente molto duro…
Poi ci si metteva pure la mafia cinematografica della distribuzione, del doppiaggio, delle comparse, e anche la mafia degli stabilimenti di sviluppo e stampa. Dovevo fare tutto io, ero presente ovunque…volarono schiaffi e denunce penali, mi aiutava il fatto di avere un fisico possente.

K: Però nonostante tutto hai finito il film! Che ricordi hai di un grande attore come Gordon Mitchell?

EE: Gordon Mitchell e George Ardisson erano professionisti, la sapevano lunga e loro hanno subito capito che potevo migliorarli. Erano sempre puntuali, obbedienti, professionali, anche se le scene potevano essere replicate massimo due o tre volte.

K: Come mai hai scelto proprio l’uomo lupo e non un altro mostro? Qual’è il messaggio finale del film?

EE: Il messaggio finale è Gesù Cristo e il demonio, l’eterna guerra mascherata tra il bene e il male.

K: Passiamo a Riecco Aborym. Perchè un sequel dopo vent’anni?

EE: Ricevetti un finanziamento, ma non era sufficiente per un film vero e proprio. Quando l’ho girato ero in stato di debolezza…ho dato troppa fiducia a certe persone e non mi piace il risultato finale. Poteva essere un piccolo gioiello, anche se rivedendolo oggi è pieno di spettacolo, verità a 360 gradi. Forse oggi riuscirei a trovare persone con le palle con cui lavorare…ha ragione Papa Francesco, oggi conta solo il “dinero”, a parte per le persone vere e oneste, che però sono solo il dieci per cento di uomini e donne.

K: Riecco Aborym non ha un lieto fine…nella visione antropologico-sociale andolfiana non c’è proprio più speranza?

EE: C’è la doppiezza della donna, che ama ma non sa che significa la parola “amore”. Ci sono i ladri, la corruzione dilagante. Il film finisce con il buono che muore, il padre demonio gli va vicino (?) ma non si sa cosa succede. Però c’è sempre Gesù Cristo.

K: Ecco, parliamo di donne…ci sono molti personaggi femminili nei tuoi film! Qual’è la visione andolfiana sulle donne?

EE: La mia visione sulle donne oggi è pessima, solo soldi, potere e sesso (eccetto qualche eccezione). C’è il vizio dilagante, lo si vede in politica, negli affari, tutte si prostituiscono. Però c’è anche una minoranza che ha ancora sembianze umane. Trans, lesbiche, ammucchiate di donne, lesbiche, gay, uomini, droga, soldi (“lesbiche” due volte, lo dice lui, non abbiamo aggiunto nulla, n.d.a.). Oggi la donna vuole godere e fare la vita da signora. E poi in tv se una donna muore o sta male ne parlano fino allo sfinimento, dell’uomo poco o nulla.

K: Ehm, ok, torniamo al film. Cosa pensi di quelli che lo considerano un B-movie? Questa visione sibaritica e catafratta è da te condivisa?

EE: Sì, la penso proprio come hai detto tu. Sono temi semplici, veri, mascherati dallo spettacolo e adatti a tutte le epoche. Ho scritto e diretto con amore.

K: Tu sei di Napoli: qual’è il tuo pensiero sulla tua città, di cui hai mostrato i lati oscuri ma anche la voglia di riscatto?

EE: A Napoli ci sono i signori descritti nei film e nelle commedie di De Filippo e nelle canzoni, ma il resto è marcio. Napoli ha molti cervelli in tutti i campi, ma vengono soffocati, si va avanti solo con corruzione, malavita e politica.

K: Che consigli daresti ai giovani cineasti che vogliono iniziare una carriera nel cinema?

EE: Devono subito imparare che quelli che vediamo (attori, registi, presentatrici, produttori, cantanti, musicisti) hanno un pezzo grosso alle spalle. C’è la malavita, la politica, donne disposte a tutto…devono districarsi in una corsa a ostacoli, ci vuole anche fortuna. Altrimenti restano sempre nel sottobosco. Molti, poi hanno il vizio della individualità, e questo è un handicap.

K: Hai dei progetti futuri?

EE: Ho in mente alcuni progetti: The passion 2 o La villa rossa, questi i titoli. Sono sicuri al cinquanta per cento.

K: Ci fai un saluto e una dedica al blog CineWalkOfShame? Abbiamo visto i tuoi due film almeno tre volte l’uno!

EE: Mi fa piacere trovare persone diverse e sensibili come voi, spero che il vostro blog si diffonda, questo potrebbe far del bene all’arte.

Come si può leggere, Eddy Endolf non perde colpi: la lucidità è la stessa de La croce. Speriamo presto in nuove opere d’Arte.

-Krocodylus

Pubblicato il luglio 25, 2013, in Dall'altra parte del cult - Le interviste possibili con tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 1 Commento.

  1. marco antonio andolfi

    Marco Antonio Andolfi è nato il 22 marzo 1954 a Caserta e non altrove o altra data

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