Iago

Incapacità + Inettitudine + Facciatosta

Incapacità + Inettitudine + Facciatosta

[Krocodylus, Nehovistecose]

Di: Volfango De Biasi
Con: Nicolas Vaporidis, Laura Chiatti, Gabriele Lavia

Prologo:
Tempo fa mi arriva un messaggio, da una amica e collega dei Cinefili Incazzati: “no, cioè, devi recensire Iago…lo stiamo facendo noi, ma è più roba da CineWalkOfShame!”. Sorriso del sottoscritto: “è tanto terribile?”, chiedo, con la spocchia di chi è convinto di aver fatto il callo alle cazzatone made in Italy. “devi vederlo”, la laconica risposta. Io penso che in fondo a loro Prometheus di Scott non è piaciuto, a me sì, forse abbiamo gusti diversi, forse Iago è persino passabile. Mettiamo su il film convinti che non sia tanto peggio di tutti quelli da noi recensiti, e dopo cinque minuti abbiamo già cambiato idea. Cinefili Incazzati, vi lanceremo malocchi e maledizioni fino alla quinta generazione per avercene parlato!

La recensione:
Iniziamo con qualche paragone. Iago non è semplicemente brutto, è irritante. Irritante in modo subdolo, come quando scatta il verde e il rincoglionito davanti a te non si muove perchè telefona a chissà chi. Fastidioso come quando stai scrivendo quindici pagine di relazione da consegnare domani al più stronzo dei professori, salta l’elettricità e perdi tutto. Incomprensibile e assurdo come quando sei nel derby cittadino e l’allenatore, pur avendo a disposizione un centravanti da trenta gol a stagione, piazza lì un brocco esordiente ma volenteroso determinando la sconfitta della tua squadra del cuore. Ecco, ci siamo capiti, la sensazione di irritazione è la stessa.
Questo secchio di diarrea chiamato Iago pretende di essere liberamente ispirato all’opera di William Shakespeare. Per mantenere le proporzioni, è come dire che La casa dai 1000 corpi è “liberamente ispirato” al Biancaneve della Disney, bastano le due paroline magiche per giustificare il tutto. Solo che in quello di Shakespeare c’erano azione, sesso e omicidi. Qui nessuno dei tre. La storia è quella appunto di Iago, studente di architettura a Venezia che s’è innamorato della figlia del rettore, Desdemona, una zoccolona da combattimento che gliela fa annusare per giorni e poi si mette con un ricco figlio di papà colombiano, di nome Otello (!). Iago potrebbe anche fregarsene, ha un’amica, Emilia, che è mille volte meglio e sembra pure disposta a fare le peggio cose con lui, e invece no, si intestardisce ed elabora un piano intricatissimo: in pratica, con una sapiente rete di menzogne, illazioni e circonvenzione di incapaci riesce a mettere tutti contro tutti: il rettore, la figlia, Otello, l’amico farfallone Cassio (un vero caso umano) e chi più ne ha più ne metta, grazie anche ai volenterosi complici Emilia e Rodrigo, quest’ultimo insopportabile nell’essere la caricatura di tutti i luoghi comuni sugli omosessuali. Pian piano, sfruttando al meglio la stupidità dei personaggi, Iago riesce a distruggere lavoro, dignità e relazioni sentimentali del rivale Otello. Poi, proprio quando le cose gli vanno per il meglio, il suo imbroglio viene scoperto con delle intuizioni non meglio specificate. Svergognato in pubblico, Iago fa una ramanzina sulla meritocrazia e la dignità professionale e se ne va. Cinque minuti dopo, Desdemona decide che il suo sforzo è encomiabile e che merita di farsela e di diventare famoso e lui ci sta, in pratica: in Italia non c’è meritocrazia, il più pulito c’ha la rogna, frequentando gli stronzi si diventa peggio di loro, gli uomini che mascalzoni, eccetera eccetera. Nel finale si creano ben due storie d’amore: quella di Cassio con Emilia (che subito dopo il pippotto sulla dignità e l’amor proprio si agghinda come una pornostar e si presenta sotto casa sua) e quella, accennata e improbabile, tra il gay Rodrigo e Otello, il tutto ovviamente con battutine che non ci avrebbero fatti ridere neppure alle elementari. Il tutto senza nemmeno un omicidio, purtroppo.
Lasciamo perdere la trama, un concentrato di assurdità come raramente se ne erano visti, senza senso e piena di buchi. La cosa che lascia maggiormente perplessi è la commistione mal riuscita tra antico e moderno: perchè i personaggi si chiamano con dei nomi cinquecenteschi, si vestono come dei damerini e poi parlano come dei tredicenni in calore che ridono alle parole “scopare”, “cazzo” e “puttana” e non seguono minimamente la trama di Shakespeare? Lasciamo perdere anche l’inettitudine di regia e montaggio. Concentriamoci sugli attori e sui loro personaggi. In un ideale mare di escrementi in cui gettare tali prove attoriali, gli unici due, per così dire, con la testa fuori dalla melma sono Gabriele Lavia (nei panni del rettore Brabanzio, che cazzo di nome per uno che vive nel 2009) e Lorenzo Gleijeses, Rodrigo, che va bè, ha un personaggio osceno e macchiettistico ma riesce a strappare qualche sorriso. Il peggio del peggio, fondo del barile ormai raschiato, è rappresentato dal quadriumvirato malefico Iago-Desdemona-Otello-Cassio. Il primo è interpretato da Nicolas Vaporidis, attore dalle affinità canine, nel tempo libero paladino di complottisti e bufalari; ogni sua apparizione fa venir voglia di lanciare una ciabatta contro lo schermo. La Chiatti “interpreta” la troiona da sbarco, niente da dire, le riesce pure bene anche se è rigida come un tronco di quercia, in confronto Asia Argento sembra la Streep, diciamo che se cambiasse espressione ci farebbe un favore. Cassio appare meno di altri, ma le orrende battute omofobe del personaggio e le sue movenze così simili a quelle di Alvaro Vitali nelle commedie scollacciate anni settanta hanno lasciato un marchio indelebile nella nostra mente. Il povero Aurelien Gaya forse ci aveva anche provato, peccato che sia doppiato da cani, il suo personaggio sia inconsistente e la sua attinenza con il contesto pari a zero. Tutti loro si agitano nel fango che è questo film, che spesso non fa neppure ridere: fa solo incazzare. Uno si sorbisce settanta pesantissimi minuti aspettando la carneficina finale, il sangue, la tragedia. Invece no, tra una battutina e l’altra si arriva alla fine pensando: ma che accidenti ho appena visto? Fanno da contorno elementi minori (è la recitazione a fare più schifo di tutto il resto) ma comunque utili per aumentare l’irritazione: il mondo universitario visto come una giungla di puttane e approfittatori (ci sono, eh, non lo si nega, ma la vita del 99% degli universitari è molto più semplice e piatta di così), il maschilismo di fondo e la pretesa che le beghe scolastiche dei quattro deficienti protagonisti possano anche solo avvicinarsi al pathos di una tragedia shakespeariana. Incredibile la presunzione del titolo, potevano cambiare i nomi e tenersi lontani dai paragoni impropri, ma niente, sono dei masochisti.
Ah, si dice che il film debba spiegare quanta poca meritocrazia ci sia in Italia: bisogna dire che ci riesce clamorosamente: infatti dimostra come molti giovani, aspiranti e talentuosi attori siano confinati in teatri di provincia, mentre dei cani come Vaporidis, Chiatti e tutti gli altri recitino in film di successo (modesto, per fortuna) invece di restituire all’agricoltura le proprie braccia, che tanto ingiustamente le sono state tolte. Scusate l’incazzatura, eh, ma quanno ce vò ce vò.

Produzione: ITA (2009)
Scena madre: l’unica scena che ci abbia fatti (forse, eventualmente, poco) ridere è quella di Rodrigo davanti a casa del rettore. Fine.
Punto di forza: non ne ha, qui siamo ai livelli di Moccia. E la presunzione di rifarsi a Shakespeare peggiora il tutto. L’unica cosa che ci ha abbastanza colpiti è Giulia Steigerwalt, che interpreta Emilia. Lo ripetiamo: ma con quella lì che più volte dimostra la sua disponibilità a concederti le proprie notevolissime grazie, te fai tutto sto casino per quella sgualdrinella della Chiatti\Desdemona? Ma ti meriti di essere umiliato, Vaporidis! Anche per come reciti.
Punto debole: spesso questi film italiani di bassissimo livello si risollevano (vedi Albakiara) o tentano di farlo con dosi massicce di sesso e violenza. Qui neanche quello, quanto ci voleva? Eppure la Chiatti in altri film si spoglia, non poteva farlo anche qui?
Potresti apprezzare anche…: Laura non c’è, che comunque rispetto a questo sembra Eyes wide shut. Oppure Albakiara.
Come trovarlo: c’è in DVD, ma se avete quei soldi da spendere compratevi l’Othello di Orson Welles: il confronto tra quei due fa lo stesso effetto che fa l’uscita da un frigorifero per entrare in una sauna.

Un piccolo assaggio:  (il film fa così schifo che ho trovato solo questo trailer, pubblicato da un’analfabeta, leggete cosa scrive, fortuna che i commenti risollevano il tutto)

0,5

Pubblicato il agosto 5, 2013, in 2000 - 2009, Altri Capolavori con tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: