Cattive inclinazioni

Solo a noi sembra la locandina di un pornazzo di quart'ordine?

Solo a noi sembra la locandina di un pornazzo di quart’ordine?

[Krocodylus, Satchmo]

Di: Pierfrancesco Campanella
Con: Eva Robin’s, Mirca Viola, Elisabetta Cavallotti, Florinda Bolkan

Presi da una incontenibile passione per la romanità a causa di un prossimo viaggio nella Capitale a suon di birra e filmacci, i sottoscritti hanno deciso di visionare, tra le varie scelte, Cattive inclinazioni. Il film è ambientato proprio nella Città Eterna, il cast si compone di una serie di meteore d’avanspettacolo e qualche cameo illustre, la trama è assurda: aggiudicato. E Cattive inclinazioni si è dimostrato un film brutto con i fiocchi, di quelli che dopo dieci minuti già implori pietà tentando di spegnere la tv.
Tutto ruota intorno a un condominio in cui abitano diversi personaggi, di cui il più pulito c’ha la rogna e al più simpatico spaccheresti la faccia. In questo palazzo avviene un terribile delitto: una maestra (che nel tempo libero, scopriremo poi, faceva la battona in filmati porno amatoriali di infima fattura) viene uccisa da una squadra. Per la precisione una squadra 30\60 di metallo, di quelle che il mio professore di disegno tecnico adorava e ci obbligava a portare a scuola. L’autore\autrice di tale delitto è ignoto: uno pensa che il film ruoti intorno a quello, e invece no. Con un colpo da maestro, Campanella porta la storia su altri binari: le vite parallele di una vecchia artista e di una coppia lesbica. La prima incontra una ragazza tossica che cerca di rubargli la macchina e, per aiutarla, le fa una proposta: in cambio di un sacco di soldi, dovrà ucciderla nel sonno. In verità la bieca artista vuole solo liberarsi della domestica e attirare l’attenzione su di sè, e per questo sfrutta la povera tossica in crisi per aver ammazzato la persona sbagliata. Nella coppia lesbica emerge una ex showgirl in disgrazia, che va su tutte le furie quando scopre che la sua ragazza non è proprio lesbica, diciamo bisessuale, e scopre questo lato di sè con il vicino di casa. Anche lei decide allora di ammazzarla e di ottenere notorietà come amante della defunta. Il colpo di genio è che sia la vecchia che la showgirl in disgrazia organizzano i delitti utilizzando la squadretta per far ricadere la colpa sull’assassino, una trovata che si commenta da sola. Su tutto questo pasticcio indaga una poliziotta totalmente rimbecillita, incapace di mettere insieme due intuizioni e di risolvere un caso talmente semplice (tutti i protagonisti recitano malissimo, anche i personaggi, e seminano prove a go go) da non meritare un film intero; solo grazie alle rivelazioni della ragazza drogata, questa insulsa agente di polizia riesce a scoprire le due assassine, scoperta peraltro inutile data la brutta fine che fanno queste ultime. Ah, e il primo delitto? Boh, l’unica cosa certa è che l’assassino è a piede libero poichè nel finale uccide l’ispettore capo. Tale scelta risulta priva di senso, forse il regista voleva suggerire qualcosa ma noi non l’abbiamo colto. Pazienza.
Si diceva di Roma: il film è tutto ambientato nel condominio, ma quando i protagonisti escono, anche solo per portare a spasso il cane, vengono inquadrati il Colosseo, Castel Sant’Angelo e altri monumenti lontanissimi fra loro, giusto per far capire che siamo proprio a Roma. La pellicola, lo si capisce benissimo soprattutto dalla dinamica degli omicidi, vorrebbe essere un omaggio a Dario Argento e al suo cinema. Ora, a parte il fatto che Dario Argento ultimamente non ne imbrocca una, il paragone non regge: la squadretta 30\60 come strumento di morte è alquanto ridicola, anche perchè, contrariamente a quanto il film suggerisce, quei maledetti aggeggi si piegavano a ogni minimo movimento, e quindi, se è credibile il loro uso per infilzare la gente, vederle usare come arma da taglio (ve lo ripetiamo: non tagliano manco la carta) è abbastanza straniante. Nel cast stupiscono i camei di Florinda Bolkan (la vecchia artista) e di Franco Nero, che appare due o tre minuti nel ruolo di un fanatico giustizialista urlatore di piazza. Lo sceneggiatore propone una serie di personaggi femminili talmente stupidi e irritanti da far vacillare le idee progressiste di chiunque sulle pari opportunità: in un solo condominio abbiamo, nell’ordine: una vecchia mentecatta senza scrupoli che fa ammazzare la domestica (la Bolkan); la suddetta domestica, invidiosa e rancorosa; una lesbica che dopo aver giurato eterno amore alla compagna se ne va con un vicino definito “bellissimo”, de gustibus, non ci sembrava così attraente, comunque è sufficiente per farle dimenticare l’omosessualità; la compagna della prima (Eva Robin’s, inascoltabile) che per ripicca al tradimento la accoppa per rifarsi una carriera continuando a sfoggiare pettinature illegali in almeno 20 paesi; una poliziotta (Mirca Viola, ex Miss Italia squalificata perchè sposata e con un figlio) che non capisce una mazza, il caso lo risolverebbe anche mio cugino di cinque anni ma lei no, e anche alla fine non riesce a catturare l’assassino. Gli uomini hanno in questo film un’unica funzione: trombarsi le vicine d’appartamento e servire l’assist alle fregnacce apocalittiche delle protagoniste. Oltretutto, se escludiamo la sempre brava Bolkan, la recitazione è raccapricciante.
Come se non bastasse, Campanella tenta la via impervia dell’erotismo con qualche siparietto lesbico mal fatto (e comunque non si vede assolutamente niente) e con un’ardita critica al sistema giudiziario italiano; forse il film voleva dimostrare la meschinità della gente comune, per adesso ha mostrato la mediocrità di un certo cinema. Non si ride nemmeno come uno spera: il film è brutto, misero e banale, ma il finale lascia davvero l’amaro in bocca, e viene da pensare che sarebbe stato meglio sprecare quell’ora e mezza guardando televendite su qualche canale a pagamento.

Produzione: ITA (2003)
Scena madre: il finale lisergico tra fumi e sparatorie. O il primo omicidio con la squadretta, fenomenale.
Punto di forza: la recitazione agghiacciante di tutto il cast e il fondo toccato da Franco Nero con questo cameo sono una prelibatezza per i cinemasochisti più scafati.
Punto debole: i neofiti potrebbero rimanere shockati da tanta noia e squallore. Dura 95 minuti, ma sembrano 180.
Potresti apprezzare anche…: Parentesi tonde.
Come trovarlo: sembra incredibile per una produzione semi-amatoriale, ma ne esiste pure una versione anglosassone. E’ bello quando la tua nazione esporta i propri prodotti migliori… (PS: un grazie a Cinemelma che ce l’ha fatto conoscere)

Un piccolo assaggio: (il trailer fugherà i vostri ultimi dubbi sull’enorme potenziale sprecato di questa porcheria)

1,5

Pubblicato il agosto 19, 2013, in 2000 - 2009, Azione con tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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