Mucchio selvaggio

Manifesto sobrio stile neorealismo rosselliniano.

Manifesto sobrio stile neorealismo rosselliniano.

[Krocodylus, Satchmo, IlCarlo]

Di: Matteo Swaitz
Con: Elena Grimaldi, Marco Nero, Franco Trentalance, una ventina di rapper dai nomi idioti che non intendiamo riportare in questa sede

Da qualche tempo tutti i membri dello staff CineWalkOfShame approfittano del proprio compleanno per chiedere, come regalo, di visionare film talmente brutti che di norma persino noi ci rifiutiamo di vederli. IlCarlo non sfugge a questo sistema, e chiede come presente di recensire Mucchio selvaggio. “quello di Peckinpah?“, chiediamo. “non proprio”, è la risposta. IlCarlo ci spiega (non sappiamo nè vogliamo sapere come abbia reperito queste informazioni) che il film è stato realizzato per pubblicizzare la carriera di gruppi di rapper italiani (per la precisione, Club Dogo e Truceklan) e che è davvero inguardabile. Ah, dimenticavamo: Mucchio selvaggio è un porno. Nonostante l’exploit ottenuto con il filmino di Sara Tommasi, recensire porno non è proprio il massimo della vita, neppure per noi; ma l’idea di perculare qualche rapper italiano (che noi detestiamo cordialmente) ci allettava, soprattutto se consideriamo l’irritante fenomeno dei dodicenni che si atteggiano a gangsta-rapper vissuti imitando questi imbecilli: ecco, guardate Mucchio selvaggio e poi ne riparliamo. La proporzione è tipo 35 minuti di trama\dialoghi\cazzate varie e 85 di porno, e non sapremmo dirvi quale delle due parti sia meglio recitata. Ci affidiamo quindi a una doppia recensione.

Il film: trama, tecnica e amenità generiche.
Fin dai primi dieci minuti è evidente una cosa: al contrario delle scene hard, che sono squallidissime (ne parleremo dopo) ma tutto sommato ben curate, quella parte di film che in teoria dovrebbe raccontarci una storia è girata totalmente alla membro di cane: inquadrature storte, grafica pessima e un audio talmente malfatto che l’ottanta per cento delle battute sono andate perse, specie nelle scene in esterna, il cui audio a presa diretta ricorda quello delle musicassette registrate anni novanta. Per quel che abbiamo capito la trama è la seguente: in una città che dovrebbe essere Roma si sfidano due gang rivali: i raver e i rapper. Il motivo per cui le due gang si odiano non è chiarissimo: probabilmente c’è sotto qualche storia di droga, resta il fatto che ogni contatto umano tra i membri delle bande si risolve tutto in sparatorie, insulti e “minchia zio non ci stai dentro”, ma provare a parlare? Va bè. I ragazzi (ragazzi per modo di dire, c’hanno 35 anni, sarebbe ora di smetterla) non perdono occasione per mostrarci quanto sono duri: in ogni inquadratura sono inquadrate bustine di cocaina e pistole giocattolo ridicolmente spacciate per vere armi, e una frase di dieci parole contiene in media otto parolacce, perchè loro sono i re del ghetto, zio, minchia boh, non scherzare bello. A loro si unisce un personaggio strano, un hipster che gioca a scacchi, forse era una metafora di qualcosa ma non l’abbiamo proprio capito, comunque recita come un ubriaco e alla fine ci dice che comunque è un mondo di merda e l’umanità è degradata e altre fregnacce che non hanno senso, ma agli adolescenti in preda a crisi ormonali piacciono tanto e quindi è giusto inserircele. La recitazione di tutti gli attori non merita più di qualche parola: quando facevo seconda media la gloriosa classe 2 A, guidata dall’inflessibile insegnante di Recitazione, avrebbe fatto meglio. Gli unici sussulti sono i dialoghi tra Elena Grimaldi e Guè Pequeno, veramente gretti, e le risse di strada. Per fortuna ogni tanto arrivavano le scene porno a impedire l’abbiocco generale dello staff.

Il film: droga, tette e maschilismo a luci rosse.
Le scene porno di Mucchio selvaggio hanno un comune denominatore: il regista voleva dare una parvenza di trama anche ad esse, giusto per poter rivendicare non si sa bene cosa in fase di distribuzione. Così, il quarto d’ora di ogni scena è introdotto da risibili giustificazioni, di cui facciamo qualche esempio semplificato: “signora, patente e libretto. Grazie, tutto a posto. Posso metterglielo in bocca?” oppure “dammi della droga” “sì, ma prima scopiamo, troia” “ok, va bene”, fino a un più semplice “vabè, senti, chiaviamo” risolutivo. Ovviamente questo non offre alcuno spessore alle sequenze, ma è divertente vedere i mentecatti protagonisti cimentarsi con battute che non siano “prendilo tutto” oppure “aprimi come un barattolo di fagioli”. Le prestazioni delle star hard (spiccano Trentalance ed Elena Grimaldi, quest’ultima una vera artista da applaudire e ri-applaudire) sono nella norma, a parte quella di Marco Nero. Chiamato “Franco Nero” dallo staff in preda alla confusione per tutto il film, questo pelato ci offre una scena hard talmente bella da aver spopolato su Youtube (eccola qui), che è stata rivista più e più volte con conseguente messa in pausa per soffocamento dalle risate. La scelta delle pratiche sessuali lascia un pò l’amaro in bocca: non c’è neppure una scena lesbo, il film doveva mostrare quanto è dura la vita dei rapper romani e non c’è tempo per le robe da donne. Questo, unito alla scelta di far durare il film due ore intere, ha notevolmente sminuito la scorrevolezza a luci rosse, nonostante gli attori (specialmente i maschi e la slava bionda dell’inizio) abbiano la stessa foia ferina di chi non vede una donna da mesi: forse li hanno tenuti in gabbia per ottenere una prova più convincente, non lo sappiamo. Segnaliamo due scene di un qualche interesse: in una la protagonista è Violetta Beauregarde, ex Suicide Girl e cantante: per farsi pubblicità accetta di interpretare una delle puttanone del film, ma essendo forse schizzinosa si limita a una scena di fellatio, peraltro ottimamente eseguita: avrebbe avuto un qualche interesse, anche perchè c’è del talento, peccato abbia fatto solo quello. L’altra scena è la threesome tra Laura Perego, Marco Nero e uno sconosciuto attore: a parte che quest’ultimo umilia tutti gli altri protagonisti per “dotazione” (diciamo così), la sequenza è divertente per i dialoghi fra i tre, ovviamente sboccatissimi e triviali. Il resto è (quasi) passabile. Nel complesso, abbiamo un porno con trama, ma una trama così merdosa da non essere una solida impalcatura, e finisce per rovinare il tutto. Perdibile, in ogni caso.

Produzione: ITA (2007)
Scena madre: a livello hard assolutamente la performance di Elena Grimaldi. In senso trash, le facce di Marco Nero nella suddetta.
Punto di forza: le scene hard, sono fatte molto meglio di quelle recitate.
Punto debole: che senso ha fingere che si tratti di un film serio? Tanto valeva limitarsi alle maialate, magari inserendoci altri dialoghi caserecci!
Potresti apprezzare anche…: c’è da chiederlo?
Come trovarlo: i maschi lo sanno benissimo. Ok, anche le femmine. Sentite, ci siamo capiti\e.

Un piccolo assaggio: l’assaggio lo fa già la Grimaldi, anche con un certo stile. No, scusate lo squallore. In teoria su Youtube ci sono le scene non porno isolate, ma così è troppo facile!

3

 

Vogliamo un cross-over con la Tommasi!

Vogliamo un cross-over con la Tommasi!

Pubblicato il settembre 2, 2013, in 2000 - 2009, Altri Capolavori con tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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