Infestation

Ovviamente la città futuristica lì sotto non si vede mai nel film.

Ovviamente la città futuristica lì sotto non si vede mai nel film.

[Krocodylus, Nehovistecose]

Di: Edward Evers-Swindell
Con: Ross Evison, Susan Riley, Paul Sutherland, Malcolm Raeburn

Atipico film di fantascienza post-apocalittica mischiata con il genere zombie, Infestation è fin dal primo momento un prodotto estremamente amatoriale, il film che Ed Wood avrebbe girato in un momento di ubriachezza con un computer in mano. Si comincia con la trama tipica del post-atomico: dopo una guerra nucleare, la razza umana è pressochè estinta. I pochi sopravvissuti vivono in una specie di città sotterranea, in cui la civiltà è rinata. Lì, nel fermare una terrorista, il pilota Loki causa una specie di tamponamento a catena (giuro!) in cui muoiono dei civili. Sconfortato, si licenzia e passa all’alcool meditando sulla propria pochezza come pilota (spreca tempo a dire battutine idiote senza riuscire a combinare nulla e disobbedendo alle indicazioni di tutti) e facendo a botte con alcuni bifolchi che non si sa cosa ci facciano in una città sotterranea futuristica invece che nel Texas. La sua amica Sash lo raccatta in una osteria da due soldi per una missione da niente: salire in superficie con una squadra di esaltati per cercare un’altra squadra di esaltati che si era persa. Qui il film cambia registro, virando decisamente sull’horror: in pratica si scopre che in superficie è pieno di zombi: questi ultimi sono il risultato di un non meglio specificato esperimento condotto dal governo della città di sotto. I membri della squadra militare vengono scremati con diligenza dai morti viventi\infetti\malati\quelcazzochesono. Arriviamo allo scontro finale con le seguenti fazioni: da una parte Sash, Loki e il nerboruto Maddox, che prima tenta di strangolare Sash ma poi si accorge che ha ragione, dall’altra migliaia di zombi che per la verità prima non c’erano, appaiono giusto negli ultimi dieci minuti per rendere difficoltosa la fuga. Incredibilmente, i tre si salvano, fanno esplodere con una atomica una parte della superficie terrestre (molto poca, peraltro) e tornano indietro sfottendo il governante della città sotterranea.
Per la sua opera prima, il regista Evers-Swindell aveva a disposizione due fattori non indifferenti: un make-up più o meno dignitoso (almeno in un film a bassissimo costo) e una ambientazione realmente suggestiva, una specie di villaggio vacanze abbandonato evocante Chernobyl. In genere i registi emergenti sfruttano al meglio queste fortune (un set praticamente già fatto, soprattutto) e lavorano sulla psicologia dei personaggi e la paura senza mostrare effettacci speciali. Evers-Swindell toppa clamorosamente, mettendo in scena una sceneggiatura priva di senso e affidando il novanta per cento del film alla grafica digitale, con risultati che definire disastrosi è fargli un complimento. La trama è qualcosa di imbarazzante per pochezza e faciloneria: come ha fatto l’umanità a costruire in situazione di assoluta emergenza e (supponiamo) poco tempo una città gigantesca sotto terra? Perchè ci sono gli zombi, e in che cosa consistevano gli esperimenti del governo? Perchè se il governo della città voleva coprire gli esperimenti ha mandato una seconda squadra quando la prima era stata comodamente distrutta dagli zombi cancellando le loro responsabilità? E perchè i tre superstiti ammazzano gli zombi, considerato che in superficie non ci abiteranno comunque? Inutile aspettarsi una risposta, passiamo alle scene d’azione: a parte l’assurdità di Loki che passa improvvisamente da agnellino a Terminator, abbiamo dei morti viventi che si mostrano a gruppi di 10-20 per settanta minuti; poi, quando i nostri stanno per andarsene, appaiono a migliaia marciando verso di loro. Come detto, il make-up zombesco non è malaccio, anche se in moltissime scene gli zombi sono semplici comparse incappucciate che saltellano e grugniscono. Il vero problema sono gli effetti grafici, soprattutto quelli della città sotterranea: mai prima d’ora si era visto un simile scempio, coi palazzi costituiti da rettangoli neri con dei quadratini verdi a simboleggiare le finestre, il tutto a tinta spaventosamente unita. In questo paesaggio surreale il regista ambienta anche un clamoroso inseguimento tra macchine volanti in cui ogni inquadratura è buttata lì a caso e le due navette cambiano posizione senza un perchè.
Concludiamo con tre riflessioni: 1) Il protagonista è uguale a Momò, l’aiutante di Jean Reno in Wasabi, ma più magro 2) I filtri usati in tutto il film per colorare a caso le scene sono illegali in 134 paesi 3) Ma i terroristi che fine fanno? Tutto quel casino nei primi 10 minuti e poi non tornano più?

Produzione: GB (2005)
Scena madre: l’inseguimento iniziale tra i rettangoli-grattacieli. A proposito, che straaccidenti ci fanno dei grattacieli in una città sotterranea?
Punto di forza: visti i primi 10 minuti pensavamo fosse un megatrashone da restar nella storia, invece no. Guardate i primi 10 minuti, poi toglietelo.
Punto debole: lo spreco di mezzi. Se hai a disposizione 5.000 sterline (questo il budget), perchè mai baloccarsi tra le città in CGI e i filtri? Non poteva concentrarsi sull’ambientazione in superficie, qualche zombi e tanta psicologia?
Potresti apprezzare anche…: Automaton transfusion.
Come trovarlo: aspettare che qualche tv a pagamento si trovi con un’ora e mezza libera e decida di metterci Infestation.

Un piccolo assaggio: (il vecchio trucco di mettere immagini ad alta velocità nei trailer per nascondere le evidenti lacune di un film)

1,5

Pubblicato il ottobre 22, 2013, in 2000 - 2009, Catastrofici & Postatomici con tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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