Tulpa

Bella locandina. Ma la citazione di Eyes Wide Shut (tenete conto che in Tulpa quella maschera non c'è) grida vendetta.

Bella locandina. Ma la citazione di Eyes Wide Shut (tenete conto che in Tulpa quella maschera non c’è) grida vendetta.

Di: Federico Zampaglione
Con: Claudia Gerini, Michele Placido, Nuot Arquint, Michela Cescon

Molti critici l’hanno definito “degno di Dario Argento”. Sì, dell’ultimo Dario Argento, però. Quello di Dracula 3D per intenderci. Un bel giorno diverse persone con un curriculum degno di nota nel mondo di cinema e musica si sono ritrovate intorno a un tavolo (Zampaglione, Gerini, Placido, Sacchetti, più la Cucinotta che produce non si sa perchè) e hanno deciso di dare il colpo di grazia al cinema di genere italiano. In che modo? Girando Tulpa.
Lisa (Gerini) è una tranquilla manager dell’azienda del viscido signor Roccaforte (Placido); questo, almeno, di giorno. Di notte, Lisa si dedica a cose ben più sconvolgenti e trasgressive (sic!): frequenta infatti un locale segreto, ricavato in un parcheggio sotterraneo, il Tulpa: in questo locale vige il sesso libero e, tra musica indiana e statue buddiste, ognuno sviluppa le proprie perversioni. Un giorno Lisa si accorge che tutte le persone con cui è andata a letto vengono uccise da un killer misterioso nei modi più curiosi: evirate, accoltellate, mangiate dai topi (tre topi in tutto), legate a giostre e massacrate col filo spinato. Questo bel pasticcio gore prosegue senza sosta, mentre Lisa litiga con i colleghi al lavoro, indaga e non scopre niente di niente. [Lo ammetto, riempire questa parte di recensione è stato difficile, perchè in effetti non succede nulla nel film, c’è lei che si deprime per gli omicidi, lei che strombazza qua e là, inquadrature a caso che citano gli anni settanta, noiose discussioni aziendali; ogni tanto ammazzano qualcuno, e basta] Nel finale, si scopre chi è il killer (non lo dico, tanto è ininfluente): in una scena dalle dinamiche ignote, il suddetto killer vede il proprietario del Tulpa (un inquietante santone indiano che parla come un cyborg e che a occhio dovrebbe essere da un’altra parte), ha una crisi isterica e si accoltella alla gola. Finisce proprio così, senza senso, niente polizia, niente moventi, niente tensione.
L’idea di partenza di Tulpa è priva di senso: la “trasgressione” maggiore di tutto il film consiste nella Gerini che si fa delle sue amiche e ogni tanto una cosa a tre che coinvolge anche un uomo. Tutto qui? Tutto qui. Non bastava una camera d’albergo con qualche candela e un giradischi? Non è che io voglia fare quello emancipato e aperto di vedute, però insomma, due lesbiche sono davvero una cosa così estrema da vedere? Oltretutto, forse per il fatto che la Gerini è anche la moglie del regista, si spoglia con generosità, ma non combina granchè con altre persone: baci senza lingua, strusciamenti e niente altro. I primi due film di Zampaglione non mi sono dispiaciuti, mentre questo è davvero tremendo: mancano le basi della regia e della sceneggiatura, i dialoghi sono penosi e i possibili elementi di vera suspense mal sfruttati. Non si riesce ad avere alcuna simpatia per i personaggi, perchè nessuno di loro è approfondito quel poco che basterebbe per uscire dagli stereotipi: la doppia vita di Lisa è suggerita con una serie di scene imbarazzanti di primi piani delle gambe e dei vestitini trasparenti con cui, inverosimilmente, si reca al lavoro, una cosa che non si vedeva neppure nei film con Edwige Fenech. Come se non bastasse, anche attori solitamente bravi come la Gerini stessa o Placido sembrano recitare sotto effetto di potenti droghe che li costringono a pompare tantissimo i ruoli scadendo nella farsa. Il sunto di partenza (ovvero che ognuno di noi ha il lato porcone e ci piace fare le cosacce anche se la società lo vieta) non è neppure male, ma tutte le ciance farlocche sui Tulpa e sui demoni interiori metafisici sanno molto di velleità filosofiche, peraltro inutili dato che non si capisce il collegamento tra i Tulpa, gli omicidi e la Gerini. Il versante erotico è ancora peggio: come detto, le scene hot languono e il massimo del nudo sono inquadrature di donne sotto la doccia che fanno molto Playboy Channel.
Il guaio è che Tulpa non è sicuramente un bel film, ma non è neppure un trashone esilarante come ci si aspetta: Zampaglione arriva sempre sul filo del ridicolo ma non lo oltrepassa quasi mai (cosa che negli anni settanta i registi del cinema di genere facevano spesso, rischiando, e a volte incappando, nel trash), cercando di darsi un tono autoriale che, almeno in questo terzo film, non si vede proprio. Più che una boiata, una delusione.

Produzione: ITA (2013)
Scena madre: l’assurda crisi isterica del killer prima di morire. Memorabile.
Punto di forza: le tette della Gerini. Scusate, è una mia debolezza.
Punto debole: Zampaglione, osa un pò di più! Per esplorare gli abissi della perversione non bastano due-tre baci lesbo! Mettici più impegno!
Potresti apprezzare anche…: Ubaldo Terzani horror show.
Come trovarlo: aspettando che esca in DVD.

Un piccolo assaggio:  (la sobria scena del club Tulpa)

2,5

Pubblicato il novembre 20, 2013, in 2010 - ?, Azione con tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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