Il sottile fascino del peccato

"Un film di Bruno Liegi Bastonliegi" (cit.)

“Un film di Bruno Liegi Bastonliegi” (cit.)

[Krocodylus, Nehovistecose]

Di: Franco Salvia
Con: Milena Miconi, Nino Castelnuovo, Nando Gazzolo, Lorenza Guerrieri, Danny Quinn, Carmen Trigiante

Il male si annida nei menadri più oscuri di ognuno di noi; si annida nell’ignoto, in cui abbiamo paura di guardare. Il male si annida ad Alberobello. Non ci credete?
Chiedetelo a Giada Gardini. E chi è Giada Gardini? Che domande: Giada è una famosa scrittrice che torna al paese natio, Alberobello appunto, per i funerali della madre, morta suicida. Ma è davvero così? Premessa: Giada è diventata famosa scrivendo libracci zozzi, in cui gagliarde fanciulle concedono le proprie grazie a bruti pervertiti. Questo non ha influenza più di tanto sulla trama, ma servirà da giustificazione per tutta una serie di scene di nudo e battutine sconce. La ragazza sente puzza di bruciato: nel paese si aggirano infatti, nell’ordine: una donna-strega che seduce anziani signori possidenti semplicemente dandogliela; un uomo d’affari dall’incredibile nome di Fabrizio Miccolis; vecchi amici di Giada che vogliono chiaramente farsela tradendo la fedeltà coniugale; una setta satanica random alle dipendenze della strega. Non è dato sapere come si incrocino queste storie: Giada si mette a indagare con mezzucci davvero tremendi, incluso uno spogliarello a casa di Miccolis e lo sfruttamento dell’amico arrapato, senza ottenere risultati. L’indagine è peraltro funestata da misteriosi persecutori che Giada deve fronteggiare e da un gruppo di suonatori da sagra di paese che compare non si sa perchè a fare da intermezzo. Il finale è tutto un susseguirsi di colpi di scena scollegati: Miccolis era d’accordo con la strega per fregare i terreni, il poliziotto a cui lei si era rivolta (e che ci aveva provato dopo cinque minuti cinque) è un viscido traditore ingrifato e l’amico scemo molla la fidanzata per farsi l’insopportabile Giada. E la setta satanica? Boh, compare alla fine in un’ultima inquadratura, ma non si capisce perchè. Ah, comunque la madre di Giada si era suicidata perchè…perchè…ma niente, era coinvolta nella setta, vi basti questo. Tanto, una volta arrivati al finale non ve ne fregherà niente, in ogni caso.
Sarebbe bello fare l’elenco di tutte le mancanze di questo film, ma siccome non abbiamo voglia di scrivere quindici pagine di recensione ci limiteremo alle più clamorose. Partiamo dal fatto che il regista Salvia non ha la minima idea di come si giri un film: non per la sceneggiatura (di cui parleremo) ma proprio in senso tecnico, le inquadrature sono da filmino delle vacanze, l’audio è quel che è e la fotografia da telenovela brasiliana non aiuta, complici anche gli zoom imbarazzanti che sembrano frutto di una distrazione di qualche addetto. I fruscii e ronzii dovuti a una malagestione dell’audio non si contano, così come i cambi di inquadratura con i valori sballati (con frasi e immagini che sfumano a casaccio). Bè, i mezzi sono quel che sono, e gli attori? Peggio mi sento. Qualcuno di loro non è neppure così sconosciuto: Nino Castelnuovo e Nando Gazzolo, per dire, sono volti noti, che incredibilmente si prestano a tale disonorevole scempio. Il premio come peggior attrice (davvero canina, in tutti i sensi) spetta alla protagonista Milena Miconi: la sua recitazione è indefinibile, sembra un bambino che imita un’altra persona pompandone apposta certe caratteristiche. Diciamo solo che quando mostra le tette (e per fortuna accade più di una volta) le tette stesse sono più espressive e convincenti di lei. Ma che cos’è un pessimo attore senza una sceneggiatura delirante? Detto, fatto. Non ne siamo certi, ma è probabile che Salvia abbia avuto fondi o sovvenzioni dalla Pro Loco di Alberobello. Quale altro motivo è plausibile per aver scelto la pacifica cittadina pugliese come teatro di un “thriller esoterico”? In fondo cosa c’è ad Alberobello a parte i trulli? Già, i trulli: tutti quanti ci abitano dentro, e le riprese di Alberobello di notte sono degne di un depliant da agenzia di viaggi. Le inquadrature insistite con i nomi di alberghi, bar e ristoranti locali confermano l’idea che a Salvia importi poco del thriller e molto della pubblicità.
La ciliegina sulla torta è una assurda scritta finale in cui si dice che, in pratica, non ci sono davvero sette sataniche ad Alberobello, insomma esistono solo nella mente del regista, turisti venite pure!
Ah, piccola nota di costume: l’attore che interpreta il malvagio Fabrizio Miccolis (ripetiamo, Fabrizio Miccolis, cioè, ma come si fa?, deve esserci un collegamento con il calciatore, ma quale? Che si era fumato il regista, la Salvia? Ok, scusate) è il fratello di Michele Placido. In effetti ci somiglia.

Produzione: ITA (2010)
Scena madre: l’istinto dice “lo spogliarello di lei”, ma la ragione sceglie le deliranti sequenze di balli locali con tanto di orchestrina. Incomprensibili, ma sono la parte migliore del film.
Punto di forza: molti registi, temendo di realizzare un cult trash, frenano quando si tratta di spararla grossa. Ecco, per fortuna Salvia non è uno di quei registi.
Punto debole: non essendo la trama di alcun interesse e mancando la suspense, si fa fatica a vederlo tutto.
Potresti apprezzare anche…: Cattive inclinazioni.
Come trovarlo: è uscito il DVD, su Amazon è quotato 5 euro. Se no scrivete al regista sul suo sito, è probabile che vi risponda!

Un piccolo assaggio: (ecco qua il trailer direttamente dal canale Youtube di una delle attrici: notare la descrizione sgrammaticata e il commento sotto che definisce il film “un thruller”)

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Pubblicato il novembre 29, 2013, in 2010 - ?, Azione con tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 1 Commento.

  1. Stasera in tv ho beccato una ficcio con tale Carmen Trigiante. Incuriosito da cotanta maestria mi sono informato e sono arrivato a questa recensione. Tutto questo è meraviglioso.

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