Apocalypse Pompeii

Lo slogan. Vi prego, lo slogan!

Lo slogan. Vi prego, lo slogan!

Di: Ben Demaree
Con: Adrian Paul, Georgina Bedlee, John Rhys Davies

Troppo bello per essere vero: un film tamarrissimo, in pratica un peplum come lo girerebbe Michael Bay (Pompei), e l’annuncio da parte della Asylum di un eloquente Apocalypse Pompeii, lasciavano presagire qualcosa di epico. Vedere Latt e soci confrontarsi con una ambientazione nell’antica Roma, con un’intera tradizione storico-archeologica da mandare a ramengo, il tutto condito con eruzioni vulcaniche a non finire, e quindi effettacci in quantità, sarebbe stato meraviglioso. Invece il film non soddisfa nessun nostro desiderio; persino il jolly degli effetti speciali è diverso da come ce lo aspettavamo.
Tanto per cominciare, l’ambientazione si sposta dall’antica Pompei ai giorni nostri, nella Napoli degli anni duemila. La famiglia del protagonista approfitta del lavoro di lui (l’assicuratore con un passato da soldato nelle “black ops”) per concedersi una vacanza nella città partenopea. La visita turistica alle rovine di Pompei, con una guida italiana, Gianni, che è tutto fuorchè italiano (vedi sotto), e un testo da depliant, lascia presagire la ghiotta idea di film catastrofico in stile Andolfi che sfrutti tutti i luoghi comuni anglosassoni sull’Italia e su Napoli. Niente, neppure questo: senza tanti preamboli, si parte con il Vesuvio che erutta e inizia ad ammazzare gente con la forza dei suoi lapilli giganti. A questo punto il film rientra nella categoria del semplice catastrofico per famiglie: il protagonista raccatta alcuni suoi vecchi commilitoni (che casualmente si trovano a dieci minuti da Napoli nonostante siano tutti americani), ruba un elicottero in una base italiana e si lancia in soccorso della famigliola; madre e figlia, invece, guidano un gruppetto di sopravvissuti a spasso per le rovine di Pompei, salvandosi grazie all’irritante tuttologia sui vulcani della inespressiva ragazzetta. Un’ora buona si trascina stancamente con questo copione, finchè i due gruppi non si ricongiungono. A quel punto, il regista Demaree usa tutto quel che ha a disposizione per un finale pirotecnico quanto insensato e inverosimile, prima dell’ovvia inquadratura finale con i tre protagonisti riuniti e i titoli di coda. Aggiungiamo che il prologo del film è costituito da un’eruzione analoga nelle Galapagos che viene appena accennata da un personaggio e che nessuno si caga minimamente per il resto dell’avventura, forse hanno montato l’intro sbagliato…
Generalmente, iniziamo le recensioni dei film Asylum partendo dalla cosa più evidente, ovvero la ridicolaggine degli effetti speciali. Questa volta abbiamo rischiato di non poter parlare neppure di quello: per quaranta minuti buoni, infatti, le eruzioni sono rese con una grafica digitale poco meno che perfetta, realistica e decisamente più adatta a un kolossal stile Emmerich che a una simile vaccata. Fortunatamente, man mano che si avanza con la visione, i soldi iniziano a diminuire e rifanno capolino le solite nuvole di fumo e torrenti di lava disegnati, nel finale, praticamente a pennarello. La nostra teoria, secondo la quale dopo aver girato tre-quattro scene di altissimo livello, i soldi siano terminati, è avvalorata dalle inquadrature in elicottero, girate tutte in interni con noiosissime discussioni tra i protagonisti, mentre i pochi secondi di campo lungo con il mezzo militare non si possono guardare per pressappochismo.
Molto meglio concentrarsi sulla sceneggiatura e la scelta degli attori. La prima non merita commenti: ricalcata su centinaia di altri catastrofici, non offre grandi spunti. I personaggi, in compenso, sono spassosissimi: pur essendo il film ambientato in Italia, a Napoli, la scelta degli attori ricade su comparse bulgare per questioni di costi, e così Gianni, la guida italiana, è interpretata da tale Constantine Trendafilov, e il “signor Rosso”, originalissimo socio del protagonista, dal famosissimo Yordam Yositov. La scelta migliore è però quella di far recitare alcune parti in italiano ai bulgari, ottenendo scene come quella del poliziotto, baffuto e dotato di megasopracciglia, che prima deride il protagonista in un italiano stentatissimo e poi lo minaccia con una pistola, tanto per non scadere nei luoghi comuni. Particolarmente irritante la figlia, una spocchiosa saputella che spereremmo di veder morire dopo cinque minuti e che invece dura un’ora e mezza dispensando la sua inverosimile sapienza.
Purtroppo queste scene ridicole sono limitate a una manciata di minuti, perchè la pellicola è basata soprattutto sulle noiose avventure della famiglia americana (madre e figlia, tra l’altro, fuggono tra lapilli, cenere e lava senza rovinarsi i capelli, la pelle e la scollatura) e su una penosa introspezione dei comprimari, tutti scelti ovviamente tra bellocci e supergnocche inespressive. Dal presunto mockbuster di Pompei ci aspettavamo qualcosa di meglio.

Produzione: USA (2014)
Scena madre: il salvataggio dei protagonisti da parte del trippone Carlo (l’attore era anche nel Signore degli anelli, inaudito!) nel finale, quando ormai budget e voglia di recitare stanno a zero.
Punto di forza: pur nel generale piattume, si fanno apprezzare le tamarrate compiute dal protagonista e dalla sua squadra di burini. E basta.
Punto debole: i pochi soldi non sono mai stati una giustificazione per tanta noia, vogliamo sperare che la Asylum non ci prenda gusto.
Potresti apprezzare anche…: il ciclo Alta tensione e tutti quei catastrofici che Mediaset piazza la domenica pomeriggio per coprire i buchi temporali.
Come trovarlo: in America qualcuno ha avuto la bella idea di editarlo in blu-ray, mentre per fortuna non ci risulta esista la versione italiana (noi l’abbiamo visto in lingua originale).

Un piccolo assaggio: 

(dal trailer sembrava molto meglio!)

1,5

 

Pubblicato il maggio 9, 2014, in 2010 - ?, Catastrofici & Postatomici con tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 1 Commento.

  1. l’ho appena visto in streaming, dire che fa cagare e’ un complimento!

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