Birdemic 2: The Resurrection

EPICO.

EPICO.

Di: James Nguyen
Con: Carrie Stevens, Whitney Moore, Alan Bagh, Brittany N. Pierce, Billy Mikus, Rick Camp, Chelsea Turnbo

L’attesissimo (da noi e qualche altro derelitto) sequel dell’immortale Birdemic è finalmente venuto in nostro possesso! Ci sono voluti anni di attesa e una paziente ricerca di sottotitoli in italiano, ma l’impresa è alla fine stata compiuta, e il film visionato. Ed è totalmente diverso da come ce lo aspettavamo!
A voler essere pignoli, Birdemic 2 non è un sequel del primo, ma un remake. Dello stesso regista. Con gli stessi attori.
Perchè uno fa un remake, di solito? Magari ha trovato più fondi di quando ha girato il film originale, o attori migliori, o forse più semplicemente la tecnologia ha raggiunto un livello tale da permettergli di realizzare qualcosa di meglio. Qualsiasi regista risponderebbe così, ma non James Nguyen. Il motivo per cui si sia cimentato in questa spazzatura ci rimane oscuro. Le poche differenze tra i due film sono l’unico motivo per cui non facciamo copiaeincolla con la precedente recensione.
Rod stavolta è un regista che nei primi cinque minuti di girato passeggia per Hollywood senza che accada una cippa di nulla (queste scene saranno numerosissime, probabilmente per allungare il minutaggio). Entra in un bar e subito inizia a provarci con la cameriera bionda, millantando fama mondiale e promettendole una parte nel suo prossimo film. Arriva anche un suo vecchio amico ricco sfondato che gli offre un milione di dollari a patto che nel film reciti la bagascia che si porta appresso. Ottenuto anche l’ok dei produttori (purchè si inseriscano più tette e violenza!), si può cominciare a girare, mentre Rod fa capire alla cameriera, in modo abbastanza esplicito, che c’è un modo semplice semplice per ringraziarlo dell’opportunità di carriera: offrirgliela su un piatto d’argento, cosa che l’attricetta fa senza alcun rimorso.
Come da copione, dal nulla arrivano le aquile, gli avvoltoi e i piccioni. No, va bè, stavolta c’è un minimo di storia e di contesto scientifico: cade una pioggia rossa venuta da chissà dove che fa resuscitare i morti, soprattutto due uomini di Neanderthal e gli uccelli. Fine del contesto scientifico. Qui in pratica riparte il secondo tempo del precedente film, con i protagonsiti che scappano in uno scenario totalmente normale e tranquillo in cui le macchine continuano a girare in strada, sparando come pazzi (le armi hanno tutte il cheat “colpi infiniti”) e ogni tanto decimandosi. A dieci minuti dalla fine, Nguyen sorprende lo spettatore inserendo una scena del tutto casuale in cui la pioggia rossa fa resuscitare degli zombi dal cimitero (7-8 in tutto), con uno scorcio di horror che quantomeno ravviva l’attenzione. Nel prevedibile finale, comunque, gli uccellacci e gli zombi tornano da dove sono venuti. Finisce esattamente come l’altro, insomma.
B2: The resurrection ripete insomma l’intero copione dell’originale. Questo vale anche per gli effetti speciali: sempre scarsi, sempre ai limiti dell’imbarazzo più totale, con il braccino corto del regista Nguyen sempre evidente (come quando persino un’ambulanza è ricostruita in CGI, presumiamo non sia troppo difficoltoso procurarsene una). Commentarli sarebbe una perdita di tempo, molto meglio evidenziare alcune parti che ci hanno lasciati perplessi.
Alcune scene, in particolare, sembrano prese da un altro film e inserite giusto per far raggiungere una lunghezza decente (ricordiamo che nonostante tutto ‘sta roba dura 79 minuti, eh, non tre ore): l’incontro con la coppia di ecologisti, lo scontro con i primitivi (sia ecologisti che primitivi indossano dei ridicoli parrucconi), e il siparietto nei vari set; in uno di questi Nguyen riesce anche ad inserire alcune tette di discreta qualità, come a dire che se avesse trenta-quaranta euro in più da buttar via potrebbe fare film action coi fiocchi.
Un grosso difetto del film (in ottica cinemasochistica, giacchè se parlassimo di livello qualitativo ci sarebbe da scriverne a lungo) è il fatto di autocitarsi continuamente, dando vita a un tentativo di metacinematografia decisamente inutile e noioso, con gli attori (chiamiamoli così) che discutono del mondo del cinema contemporaneo un attimo prima di prendere a badilate delle aquile posticce. Alle volte sembra quasi che James Nguyen sappia benissimo di non avere alcun talento e carichi la dose di trash solo per sfornare cult. Ma forse è solo un’impressione, eh…

Produzione: USA (2013)
Scena madre: l’attacco della medusa è particolarmente interessante, perchè davvero non centra nulla col resto del film. Probabilmente l’hanno messa per poi riprendere la cosa, ma se ne sono dimenticati.
Punto di forza: alla fine non è così male, fa ridere e una visione la merita.
Punto debole: dato che la vergogna non sembra essere di casa dalle sue parti, Nguyen poteva pure metterci qualche mostro in più, invece di riciclare i soliti uccellacci più qualche zombi.
Potresti apprezzare anche…: il primo Birdemic, tanto è uguale.
Come trovarlo: considerato che l’importanza dei dialoghi è pari a quella degli stessi nei porno, è sufficiente procurarselo originale. Se qualcuno volesse i sottotitoli italiani, sono facilmente reperibili online.

Un piccolo assaggio: 

(ecco la scena della medusa, guardatevela tutti, poi guardate il film e diteci se avete capito cosa ha a che fare con tutto il resto)

3

Pubblicato il giugno 9, 2014, in 2010 - ?, Godzilla & Friends con tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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