Pipì Room

La locandina non c'era, forse non esiste. Ma Jerry ti vuole: LIBIDINE per te!

La locandina non c’era, forse non esiste. Ma non importa, Jerry ti vuole: LIBIDINE per te!

[Krocodylus, IlCarlo]

Di: Jerry Calà
Con: Serra Yilmaz, Dafne Barbieri, Gianluca Testa, Giovanni Montarone

Praticamente il giorno dopo la nascita di questo blog, IlCarlo disse “recensisci Pipì Room di Jerry Calà, sta per uscire”. Il fatto che nessuno volesse comprare\distribuire\trasmettere questo agglomerato di fotogrammi sparsi a caso rappresentò un’ottima scusa per rifiutare il supplizio. Di solito a questo punto uno si arrende e pensa ad altro. Uno, sì, ma non lui. Durante una retrospettiva di film di Calà insieme alla sua fidanzata (tutto vero!), Carlo si è ricordato del suggerimento, e stavolta è riuscito nel malsano intento di raccattare una copia di Pipì Room. Questa è la genesi della terrificante serata che ha portato alla seguente recensione.

La prima inquadratura in assoluto, ovvero una citazione del tutto fuori luogo del filosofo Umberto Galimberti, ci ha subito stupiti. I titoli di testa hanno però bloccato nella mia bocca la frase “hai sbagliato file, dai, chissenefrega, guardiamo qualche video di Diprè”: la prima cosa che salta all’occhio (anzi all’orecchio) è uno squilibrio assoluto tra l’audio della colonna sonora (composta al 90% da basi house e techno di pessima fattura e prelevati direttamente dagli anni novanta) e quello dei dialoghi, che porterà alla perdita di una buona metà della sceneggiatura; e non è necessariamente un male.
Pipì Room è composto da 11 episodi, tutti con titoli in inglese che fa figo e moderno. Riassumerli tutti (e quindi ripercorrere l’intero calvario passo per passo) sarebbe troppo anche per noi, quindi citeremo i migliori. In “Shaved potato” due lesbiche parlano del più e del meno: depilatrici incapaci, pregiudizi, l’idea di far accoppiare una di loro col fratello dell’altra per avere un figlio, e una citazione finale de “La divina Commedia” dantesca che al minuto quindici aveva già fatto impennare il nostro consumo di birra. “True love” è la commovente (nel senso cerebrale del termine) storia d’amore di un ragazzo timido e impacciato con una vaccona assurda, le cui capacità orali sono più collaudate del modulo catenaccio nella Nazionale, che teorizza la grossa differenza tra sesso orale e sesso-sesso, considerando il primo come semplice svago e il secondo come tradimento. In “Human Zoo” c’è una tremenda comparsata di tre membri dello Zoo di 105: pur avendoli sempre trovati divertenti come un colpo di mignolo contro uno spigolo, bisogna ammettere che la loro recitazione è decisamente superiore a quella di chiunque altro. “Trans…gressions” (notare il titolo che velatamente suggerisce la trama dell’episodio) un neosposino, credendo di aver affittato una prostituta donna, si trova per le mani una sorpresa; siccome in tempo di carestia ogni buco è galleria (questa massima vale per tutti gli episodi, comunque) ne approfitta ugualmente.
A questo punto è d’obbligo una precisazione: questi film, queste commedie triviali con pretese di drammaticità, sono le più difficili da vedere e recensire, e attraversano quattro fasi abbastanza precise: inizio imbarazzante, ignoranza in crescendo, encefalogramma piatto per almeno quaranta minuti nel secondo tempo e finalmente i titoli di coda che pongono fine a una noia già prolungata. Proprio mentre sembrava che anche Pipì Room dovesse seguire lo schema, ecco che gli ultimi due episodi virano clamorosamente su un tentativo di denuncia sociale e di critica alla società dei consumi, con due pusher in crisi (che parlano come dei rapper falliti a colpi di “zio” e “fratello”) che cercano il senso della vita e una stronzetta filosofa che accompagna il ragazzo in discoteca e poi parte con un pippone assurdo sui mali del mondo, i bambini africani che fanno la fame e la mercificazione. L’uso di paroloni dotti senza alcun senso (tipo “sottoproletariato” e “spersonalizzazione”) fanno da prologo a un finale imbarazzante in cui una baldracca minorenne drogata chiede perdono alla madre e tutti piangono e ci viene qualche malattia per eccesso di patetismo che affoghiamo nella birra Fidel che costa poco al supermercato. Titoli di coda che vengono da noi accolti come scialuppe da parte di naufraghi che hanno finito le provviste e pensano già a mangiarsi tra di loro.

La descrizione basterebbe di per sè a recensire questa ridicola sceneggiata, che pare sia stata rinnegata dagli stessi produttori, tanto che è stata trasmessa soltanto in tv, in orari improponibili e nell’indifferenza generale. Alcuni degli attori, pare, furono selezionati dalle scuole di recitazione di Milano: ci piace immaginare Calà che seleziona i più talentuosi, li mette da parte e scrittura gli altri. Un cast in cui i migliori attori sono quelli dello Zoo di 105 dovrebbe dar da pensare a chi l’ha messo insieme. Vorremmo parlare di quanto squallida sia la sceneggiatura, ma preferiamo lasciare la parola alle migliori citazioni tratte testualmente dagli episodi:
– “La vita è tutta questione di culo, o ce l’hai o te lo fanno”
– “Lo sguardo dei ragazzi è come una droga”, detto da due minorenni prima di calarsi due etti di pasticche.
– “Spesso le peggio puttane sono proprio le signore”, e via di luoghi comuni e populismo d’accatto sulle donne che vogliono soldi e che sotto sotto sono tute battone.
– “E’ il gioco del benzinaio, lui fa la macchina e lei le pompe.
Quando poche frasi valgono più di mille recensioni. LIBIDINE.

Produzione: ITA (2011)
Scena madre: lo Zoo di 105 che omaggia il regista inserendo riferimenti a suoi precedenti lavori e tormentoni, in una conversazione in un cesso, mentre si parla di andare a puttane. E’ un pò il riassunto del film.
Punto di forza: con Jerry Calà si va sul sicuro, sotto un certo livello di grettezza non si scende mai.
Punto debole: al di là di ciò che concerne il “talento”, è impossibile che uno come Calà non avesse la disponibilità per un audio decente, invece di dover obbligare gli spettatori ad uno sforzo sovrumano di comprensione.
Potresti apprezzare anche…: Parentesi tonde.
Come trovarlo: ogni tanto andate su Rai Movie, quando nessuno guarda la tv, sul tardi, in un momento in cui vorreste essere altrove a fare tutt’altro. Potreste incrociarlo per sbaglio.

Un piccolo assaggio: 

(questo trailer, postato nell’agosto 2011, ha fatto partire la paziente ricerca de IlCarlo. Attenzione a non finire come lui)

3

Pubblicato il giugno 23, 2014, in 2010 - ?, Altri Capolavori con tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 3 commenti.

  1. ma non avevi deciso (PAUSA) di non parlarmi piu’?

    fighissimo.beati voi che l avete visto.
    l amica sfigata e odiosa e incapace di ozpetek è troppo poco pur per sta merda

    ps:ma vi siete avventurati anche in torno a vivere da solo ?

    ps di a il carlo che ho una sfida per lui :il film scritto da tacconi con rendi ingerman e mascia ferri.SUPERINTROVABILE. http://www.mymovies.it/film/2010/backward/trailer/

  2. Per chi volesse farsi del male il film si trova su Youtube diviso in due parti.

    Prima parte https://www.youtube.com/watch?v=AOd0QHzrhnw
    Seconda parte https://www.youtube.com/watch?v=dfmoh2xuWm4

    Io ci ho partecipato (una parte piccolissima e pure ridondante) e posso assicurare che già in fase di ripresa si capiva che sarebbe stato un bagno di sangue!

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: