Howard e il destino del mondo

Ah, gli anni ottanta...

Ah, gli anni ottanta…

[Krocodylus, Nehovistecose]

Di: Willard Huyck
Con: Lea Thompson, Tim Robbins, Ed Gale, Jeffrey Jones, Paul Guilfoyle

Se vi chiedessimo di dirci quali parole vi vengono in mente a sentir dire “Marvel Studios”, non sarebbe difficile immaginare le risposte: “Iron Man!”, “Avengers“, “le serie di X-Men e Spider-man“; super kolossal, prodotti a suon di milioni e accolti dal pubblico a suon di miliardi di dollari; il solo The Avengers, per dire, costato 220 milioni di dollari, ha incassato un miliardo e mezzo. Cifre notevoli. Ma noi preferiamo ricordare un’altra epoca dei Marvel Studios (che allora si chiamavano Timely Studios), quando collaboravano con altre case di produzione tentando faticosamente di estrapolare film dai loro fumetti di successo. In genere furono flop clamorosi, come Il vendicatore con Dolph Lundgren (1989), una prima versione di Capitan America (1990), o il leggendario Fantastic Four di Oley Sassone, che abbiamo già recensito. Anni prima, la serie dei flop era cominciata con un film decisamente più strano: Howard e il destino del mondo.

Howard è un papero antropomorfo che proviene da un pianeta popolato solo da paperi; nel corso di un esperimento compiuto sulla Terra, viene trasportato, solo e smarrito, a Cleveland, Ohio. Dopo aver salvato la cantante Beverly Switzler da due bruti che ne volevano approfittare, Howard ne diviene amico. Una volta saputa la sua storia, la dolce e ingenua Beverly gli presenta un amico scienziato, Phil, che però si rivela un incapace e causa una rottura fra il papero e la fanciulla. Tempo dopo, dopo aver provato a lavorare in un night club (!), Howard si ritrova ad attaccare rissa con il manager della band di Beverly, prendendone il posto e conquistando l’affetto (e qualcosa di più) della ragazza; intanto Phil, grazie all’aiuto del dottor Jenning, scopre il meccanismo che ha portato Howard sulla Terra, e gli propone di riportarlo indietro. Nel tentativo, però, qualcosa va storto, e un’entità malefica (uno degli Occulti Super Sovrani dell’Universo) si impossessa del corpo di Jenning, rendendolo sempre più brutto e più malvagio. Il rapimento di Beverly da parte di Jenning-Occultosupereccetera porta a un’alleanza tra Howard e Phil, che inseguiranno il demonio ovunque, seguiti dalla polizia e da bande di cacciatori di anatre, affrontandolo in un epico finale.
Oltre ad essere un ricordo di infanzia del sottoscritto (mi ricordo che lo passavano spesso in tv la mattina, durante le vacanze), è anche un film assolutamente anomalo, probabilmente un unicum nella storia della Marvel e delle trasposizioni cinematografiche di fumetti in generale. Tanto per cominciare, non è un B-movie, nè una produzione low-budget: i numeri sono quelli di un mezzo kolossal. Cast di tutto rispetto (Lea Thompson, Jeffrey Jones, Tim Robbins che però non era nessuno all’epoca, e visto come recita ci chiediamo come abbia fatto a diventarlo), effetti speciali negli inseguimenti molto azzeccati, e soprattutto la supervisione come produttore di Sua Maestà George Lucas e della sua potentissima Lucasfilm, fresca fresca del successo mondiale di Guerre Stellari. Di fronte a queste premesse, come è possibile che sia venuta fuori una roba tremenda come questo film? Tutte le scene che vedono il papero protagonista sono ai limiti dell’imbarazzo: i poveri nani attori si muovono goffamente, con una faccia visibilmente posticcia e pochissimo mobile e un’interazione con gli altri personaggi che definire “mal riuscita” è fargli un complimento. Lascia poi perplessa la sceneggiatura: va bene che erano gli anni ottanta (e si vede in ogni fotogramma, per inciso), ma è possibile che Lucas e la sua gang non fossero in grado di arruolare uno sceneggiatore decente? I dialoghi fanno pena, le battute sono scontate, le gag non fanno ridere (tranne quelle di Jenning al ristorante, veramente spassose); non si riesce a vedere più di dieci minuti di film senza provare un imbarazzo profondo. La cosa più divertente (e trash) è il continuo cambio di registro della sceneggiatura: si alternano battutine da seconda elementare (allora è un film per bambini, viene da dire) a riferimenti sessuali espliciti, preservativi trovati nel portafoglio di Howard (davvero!) e primi piani del culo di Beverly, con il papero che apprezza lubrico!
A dispetto di tutte queste stranezze e del budget sontuoso, Howard è un capolavoro di assurdità e spreco di soldi: prima di dedicarsi a pellicole tecnicamente perfette come quelle recenti, in cui non un pixel è fuori posto, la Marvel ci ha regalato questo minestrone di scene efficaci ed effettacci alla Mattei\Fragasso, attori capaci e dialoghi che avrebbero fatto vergognare anche Ed Wood, gag puerili e scene quasi-di sesso, buoni sentimenti e insulti e parolacce: non è nemmeno breve, dura 105 minuti, ma è un sollazzo garantito.
Due puntualizzazioni:
1) Alla fine dei titoli di coda non succede niente, quindi non perdete tempo aspettando chissà che riferimento. In compenso, alla fine di Guardians of the galaxy (2014), compare un orrendo Howard in CGI. Bleah.
2) Nel fumetto, Howard è un personaggio molto più antipatico e sgradevole, con intenti satirici ben più marcati, ma è stato edulcorato per rendere il prodotto vendibile. Però le papere con le tette all’inizio e i riferimenti sessuali li hanno tenuti; sarà per questo che l’incasso è stato inferiore a metà dei soldi spesi?

Produzione: USA (1986)
Scena madre: dite quel che volete, ma per me la seduzione di Howard da parte di Beverly rimarrà immortale.
Punto di forza: contrapporre a un protagonista assurdo (Howard) un cattivo ancora più assurdo (Jenning, che quando è posseduto pare doppiato da Ignazio La Russa) è una genialata, le scene in cui i due interagiscono sono imperdibili.
Punto debole: non ne ha! E’ imbarazzante, questo sì, ma non è necessariamente una debolezza…
Potresti apprezzare anche…: Fantastic Four di Oley Sassone, anche questo ritratto di una Marvel che non c’è più.
Come trovarlo: in qualunque formato, blu-ray compreso. La Marvel non si vergogna dei suoi filmacci: ci piace!

Un piccolo assaggio:

(questa è la canzone dei titoli di coda. Non c’è altro da aggiungere)

4

Pubblicato il novembre 30, 2014, in 1980 - 1989, Fantascienza con tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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