Non aprite quella porta 3 – Night killer

Non aprite quella porta 3 - Night killer

Per evitare noie, i distributori lo esportarono con il più sobrio titolo di Night killer. Peccato che l’assassino non colpisca quasi mai di notte…

[Krocodylus, Satchmo]

Di: Claudio Fragasso
Con: Peter Hooten, Tara Buckman, Richard Foster, Mel Davis, Lee Lively

Sapevate che Fragasso ha diretto questo Non aprite quella porta 3, dando così il suo contributo alla celebre saga di faccia-di-cuoio? Davvero non lo sapevate? Forse perchè non è vero. Night killer (questo il titolo anglosassone del film) non è altro che un sequel apocrifo, intitolato come il famoso film di Hooper più che altro per sfruttarne il successo. Fragasso, che nello stesso anno girò La casa 5, non è nuovo a queste operazioni.
Bastano cinque minuti di film per capire che aria tira: il corpo di ballo meno coordinato della storia, che non azzecca un movimento ritmato manco per sbaglio, si esercita in un teatro. Mentre la capoccia di tale gruppo di disgraziati insulta senza motivo una delle ballerine, interviene un assassino truccato in maniera veramente ridicola, che con un colpo di mano (dotata di artigli di gomma) passa da parte a parte i corpi delle due poverette, non mancando di sgozzare una finta gola. Il cadavere della capoballerina che precipita in mezzo al teatro interrompe il siparietto con musica da pornosoft anni ottanta. La storia si sposta su Melanie (dimenticate le ballerine, erano una scusa per mostrare il killer e un pò di tette), una milfona che viene segregata e torturata dal maniaco mascherato, ma che riesce a sopravvivere grazie al tempestivo intervento di un suo amico, che è un Tiberio Timperi con sfumature di McGyver; la donna perde però la memoria, e non ricorda nè la propria identità, nè quella della figlia, e neppure il volto del maniaco. Un pò di tempo dopo, il maniaco torna a colpire, mentre Melanie è nuovamente segregata da un tizio che prima la segue, poi sotto minaccia si spoglia in un bagno per signore e poi ci prova con lei facendo l’arrapatone che dice “supplicami di baciarti” e “voglio sentirti pregare”. La polizia intanto brancola nel buio, troppo occupata a concedere interviste alla tv (ce ne sono quattro o cinque nel film, e non ce n’è una verosimile) e a seguire i consigli di un assurdo psichiatra che dice fregnacce per tutto il film. La svolta avviene quando Melanie riconosce sè stessa in un giornale e fugge dal proprio viscido carceriere, dopo essersene comunque innamorata in una specie di sindrome di Stoccolma. Salvata dal sosia di Timperi, Melanie affronterà il maniaco nello scontro finale in casa propria, in una riproposizione di quanto successo in precedenza.
Decisamente uno dei peggiori Fragasso di sempre questo thrilleraccio a tinte horror girato senza voglia (e senza vergogna) e sceneggiato da un Fragasso e dalla fidata Rossella Drudi senza un minimo di originalità, a differenza di altri suoi B-movie. Come risultato, seguirne la trama è estremamente difficile: sembra quasi che l’intreccio sia stato ideato di scena in scena, arrivando a un finale non banale, ma anche mal costruito e alla fine pure stupido; insomma, Non aprite quella porta 3 è una cazzatona clamorosa, che risulterebbe insostenibile se non fosse per due fattori: le tette della protagonista, mostrate anche quando non ha senso farlo (tipo la scena in cui si mette in topless, si palpa le tette e si mette a filosofeggiare sugli anni che passano, senza ritegno!), e gli omicidi. Scimmiottando il Freddy Krueger di Nightmare (la maschera bruciacchiata, l’artiglio), Fragasso s’inventa il serial killer più buffo mai visto su schermo, attribuendogli una forza sovrumana (non deve essere facile bucare un torace con degli artigli di gomma, peraltro pochissimo pratici per qualunque uso) e una parlata sboccatissima e supertriviale (“voglio scoparti il cervello, troia” ci ha costretti a mettere in pausa per sfogare le risate), che rendono impossibile la tensione; si arriva al ridicolo più totale nella scena in cui il killer, mascherato, viene perculato e preso pochissimo sul serio da una tizia ubriaca, e reagisce squartandola ricoprendola di fissativo. Le comparse che interpretano le vittime del mostro sembrano fottersene di dare alle scene un minimo di verosimiglianza, infatti camminano invece di scappare e inciampano chissà in che cosa più e più volte, per permettere al lentissimo maniaco di acchiapparle.
Lo scontro finale tra l’assassino e Melanie sarebbe pure divertente, con lui che digrigna i denti e poi si fa sedurre come un qualsiasi coglione, ma Fragasso ci mette pure la prevedibilissima scena finale con la bambina che rimane traumatizzata e si accinge a ricominciare il film in un circolo vizioso senza fine. Niente a che vedere col Fragasso di Troll 2 o con le scoppiettanti collaborazioni con Bruno Mattei.

Produzione: ITA, USA (1990)
Scena madre: gli assurdi improperi dell’assassino, di una volgarità mai vista!
Punto di forza: lo stile di Fragasso, anche se l’assenza di Mattei si fa sentire.
Punto debole: troppe ripetizioni, momenti di noia, e se un film dura ottanta minuti c’è da preoccuparsi. Forse guardarlo la sera di Natale con chili e chili di pranzo coi parenti nello stomaco non ha aiutato…
Potresti apprezzare anche…: La casa 5, altro sequel farlocco targato Fragasso.
Come trovarlo: in VHS, e comunque è molto, molto difficile. Però cercando informazioni abbiamo trovato un mucchio di poster dei film di Fragasso a cifre folli. Qualcuno ci presta 150 euro?

Un piccolo assaggio: (incredibile: non c’è neppure un video di questo film su Youtube! Vabbè, non vi perdete granchè)

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Pubblicato il dicembre 31, 2014, in 1990 - 1999, Horror con tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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