Godmonster of Indian Flats

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Guardate che bella questa VHS della collana “Sexy Shockers”. Ma se non si vede neanche una caviglia nuda!

Di: Fredric Hobbs
Con: Christopher Brooks, Stuart Lancaster, E. Kerrigan Prescott, Peggy Browne, Richard Marion

Indian Flats, USA. La vita di questa piccola comunità di bifolchi sembra andare avanti nella solita routine quotidiana, tra razzismo, risse becere e fiere di paese ancor più becere che nemmeno quelle tra le risaie del nord-Italia. Tutto cambia quando uno scienziato individua nella stalla di uno dei rozzi contadini una specie di embrione di pecora mutato, nato dopo una notte nella quale il margaro, dormendo nella stalla, ha avuto delle visioni stranissime dovute a (boh, non ce lo dicono mai). L’embrione cresce e diventa un…una specie di…un pecorone storto e goffissimo ma bello grosso, che semina il terrore. Lo scienziato e i suoi amici, oltretutto, dovranno vedersela anche con un gruppo di cowboy razzisti che tentano di linciare un tizio di colore per futili motivi; ovviamente, l’inguardabile pecorone non sarà la bestia più feroce…
Questo film ci lacera interiormente. Le intenzioni di critica sociale degli autori sono evidenti: la società rurale statunitense è rappresentata in tutta la sua grettezza e chiusura mentale, persino troppo: i personaggi sono sgradevoli e malvagi, i conflitti all’ordine del giorno, il finale atroce e senza speranza. Tutto ciò è lodevole. Il problema è che, non si sa per quale delirio mentale, Fredric Hobbs ambienta tutta questa bella roba in una storia di pecora mutante buona-ma-anche-cattiva (tipo King Kong, per capirci, scusate la bestemmia), oltretutto in un film molto noioso per almeno due terzi della sua durata. L’azione si sviluppa infatti nell’ultima mezz’ora, mentre prima ci si limita a qualche scazzottata per motivi non chiarissimi; anche il lato tecnico, soprattutto nel settore audio-video (soundtrack impresentabile), lascia molto a desiderare, e qui i motivi sono dovuti all’inettitudine più che al basso budget.
La pellicola inizia ad ingranare solo quando il pecorone cresce e si palesa in tutta la sua (posticcia) bellezza: un figurante in un costume presumibilmente scomodissimo, storpio, con escrescenze dalla dubbia identità, che si muove lentissimo e non è capace di fare niente se non terrorizzare chi se ne imbatte. All’inizio, allo stato neonatale, la pecora assomiglia molto a un pollo arrosto di quelli che si vedono nella teca di vetro dell’Esselunga. A un certo punto, più o meno casualmente, cresce e fugge, seminando il terrore (va detto che solo grazie alle spiegazioni dei protagonisti capiamo che si tratta di una pecora, non ne ha davvero l’aspetto, ma in effetti non ha l’aspetto di un bel niente, quindi non poniamoci il problema). O almeno provandoci, a seminare il terrore: l’unica vera vittima è un tizio che muore solo perchè viene buttato già da un tetto, per il resto la pecora fa più paura che danni. Seriamente, va lenta come la quaresima, non ha particolari poteri se non quello di essere brutta, che danni dovrebbe fare? Per fortuna riesce comunque a rendersi protagonista di un paio di sequenze memorabili: il girovagare del “mostro” nel deserto, con un passo davvero letargico che lo fa sembrare la creazione di qualche regista astrattista, e la fantastica apparizione ad un picnic di bambini: gli sciocchi mocciosi non si accorgono dell’arrivo della creatura, nonostante questa ci metta un mucchio di tempo ad avvicinarsi e sia (supponiamo) piuttosto rumorosa, fuggendo terrorizzati solo quando il coso è ormai a un paio di metri di distanza! Come detto, alla fine non è la pecora il vero mostro, ma gli abitanti della comunità di cavernicoli, che lo catturano, lo chiudono in un furgoncino e lo fanno esplodere senza un motivo. Ma il fumo giallo prodotto dal rogo si sprigiona e va a contagiare altri ovini intenti a brucare paciosamente: l’incubo, per i biechi abitanti di Indian Flats, non è ancora finito…per lo spettatore invece sì. Per fortuna, eh.

Produzione: USA (1973)
Scena madre: quella del picnic con i bambini è talmente brutta che l’hanno messa pure nel retro della VHS.
Punto di forza: il mix di (rozza) denuncia sociale e di totale incapacità cinematografica è potenzialmente devastante.
Punto debole: Fredric Hobbs aveva pochi soldi e quindi sceglie di centellinare le apparizioni del suo mostro. Fredric, che è questo pudore? Su su, facci vedere il mostro, tanto il risultato è già compromesso fin dalla stesura del plot!
Potresti apprezzare anche…: andare a una fiera contadina del novarese-vercellese e riempirti di acidi, il risultato dovrebbe essere più o meno lo stesso.
Come trovarlo: come spesso accade per queste pellicole, la lotta alla diffusione online di Godmonster non è esattamente la priorità delle forze dell’ordine internazionali. Il problema è che dovete non solo masticare un pò di inglese, ma anche affinare l’udito, perchè l’audio è pessimo.

Un piccolo assaggio:

(ecco qui gli highlights del pecorone, va’ che bellezza)

2,5

Pubblicato il novembre 23, 2015, in 1970 - 1979, Godzilla & Friends con tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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