Bad channels – Radio alien

Bad Channels - Radio Alien.jpg

Ah, queste locandine da VHS anni ’80. Che bello.

Di: Ted Nicolau
Con: Paul Hipp, Robert Factor, Martha Quinn, Aaron Lustig, Michael Huddleston

Dan O’Dare è un dj alquanto sopra le righe, amato dal pubblico ma odiato da colleghi e giornalisti. Licenziato da un’emittente radio per aver trombato con una sua collega in onda (“è rotolata sui pulsanti e ci ha mandati in onda”, si giustifica lui), viene assunto da Vernon Locknut, pacioso proprietario della frequenza 66.6 mHz, per rilanciare il suo canale. Tra una polka e un gioco assurdo in cui viene incantenato e mette in palio una macchina lussuosa per chi indovini la combinazione del lucchetto, Dan trova il tempo per fare il provolone con una bella giornalista mandata a intervistarlo. Tra lui, la gloria e la patata si mette però un alieno che, accompagnato dal suo fido assistente robot, sequestra la stazione radio. Il piano dell’extraterrestre è quello di usare le frequenze e la voce di Dan per rapire giovani fanciulle, che egli miniaturizza e rinchiude in delle strane provette, facendone collezione. Voi collezionate francobolli e monete, lui mini-gnocche. Son gusti. Dan e il suo assistente trippone, Corky, dovranno sventare la minaccia e combattere contro l’incredulità degli ascoltatori, dovuta al fatto che lo stesso Dan si divertiva poche ore prima a prendere per i fondelli i credenti negli UFO.
Ted Nicolau è un esperto di pellicole a basso costo e con soggetti bislacchi. I titoli della sua filmografia (Bloodlust: Subspecies III, La maschera etrusca, Spellbreaker: Secret of the Leprechauns) parlano per lui. Bad Channels (o Radio Alien, secondo i titolisti italiani) vorrebbe mischiare una storia fantascientifica senza capo nè coda con le atmosfere del rock glamour anni ottanta, il tutto in un neanche troppo velato omaggio alla trasmissione di Orson Welles del 1938 (scusate la bestemmia). Manco a dirlo, il lato fanta-comico non riesce mai a stupire nè a divertire: l’attore che interpreta Dan è irritante e dopo due minuti vorresti prenderlo a schiaffoni, la giornalista ha l’espressività di una trota salmonata e tutti gli altri personaggi sono talmente insulsi che nemmeno li commento. Non aiuta un doppiaggio italiano che sembra eseguito da una scolaresca delle elementari, pompatissimo e infarcito di umorismo becero (seriamente c’è qualcuno con più di 12 anni che ride a sentire le parole “merda” e “cacca”?), anche se abbiamo l’impressione che l’originale non fosse tanto diverso. I due alieni sarebbero anche ridicoli a sufficienza: uno è un robottino tenero quanto ridicolo, l’altro un umanoide macrocefalo la cui pelle è ricoperta di bubboni che lo fanno sembrare fatto di letame; il problema è che se ne stanno lì a cazzeggiare nella stazione radio e raramente fanno qualcosa di interessante, mentre tutta la scena è rubata dall’insopportabile dj. Non parliamo degli effetti speciali, creati principalmente ricoprendo i figuranti con della cartapesta e del pongo incredibilmente spacciati per “funghi alieni”.
Paradossalmente, la cosa più divertente del film è proprio l’elemento che fa il verso alla musica e alla moda del rock anni ottanta. Per rapire le fanciulle, gli alieni creano una specie di illusione nella quale le vittime pensano di vivere dentro un videoclip (di fatto, sono veri e propri video inseriti nella pellicola, e durano 4 o 5 minuti l’uno). Ecco, questa trovata senza senso permette a Nicolau di piazzare delle canzoni di livello in sequenze patinate e ispirate alle tendenze del tempo: i nostalgici degli anni ottanta saranno commossi, ma a noi tutto quel kitsch fa solo ridere.
Fun Fact: Alla fine dei titoli di coda compare il protagonista del film Dollman, protagonista di un’altra pellicola bizzarra, ad annunciare un crossover che poi è stato effettivamente realizzato nel 1993, con altri personaggi anche dal film Demonic Toys, dal titolo Dollman VS Demonic Toys. Tutta roba che prima o poi visioneremo.
Fun Fact 2: La colonna sonora, davvero pregevole per una produzione di questo tipo, è dei due gruppi musicali Blue Oyster Cult e Sykotik Sinfoney.

Produzione: USA (1992)
Scena madre: il dj che si rende conto di poter dire le parolacce alla radio (con sommo disappunto del proprietario Vernon) e inizia a ricoprire il povero alieno di insulti facendo facce da abusatore seriale di MDMA.
Punto di forza: gli intermezzi musicali, che di solito rovinano qualunque film, sono davvero apprezzabili e non stonano con il contesto fantatrash.
Punto debole: l’evidente ironia di fondo del film impedisce di apprezzarne appieno gli elementi B che tanto ci piacciono.
Potresti apprezzare anche…: Plankton – Creature dagli abissi, che è più o meno dello stesso periodo e con lo stesso stile anni ’80.
Come trovarlo: in VHS. La VHS è nostalgica per definizione. E’ uscito anche in DVD eh, ma quanto è malinconica la VHS?

Un piccolo assaggio: (uno dei deliranti ma pregevoli intermezzi musicali)

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Pubblicato il dicembre 1, 2015, in 1990 - 1999, Fantascienza con tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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