I 10 stereotipi dei b-movies d’azione – Parte II

Leggi della fisica violate, famiglie fatte con lo stampino, minoranze etniche bistrattate: il mondo dei filmacci action non conosce confini nè limiti. Ecco la seconda parte del nostro viaggio nella costruzione di un brutto film d’azione come si deve. Con grande entusiasmo e un pò di vergogna, ecco altre cose da non dimenticare quando si guarda un’opera d’arte dell’azione violenta su schermo.
6 – CATTIVISSIMO LUI

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Alla fine, Jimmy Cameron è solo un Aaron Norris con qualche miliardo in più.

“Bene e male, peccato e innocenza, attraversano il mondo tenendosi per mano” (Oscar Wilde)

Bello, bello, peccato che qui parliamo di film d’azione, non c’è tempo per queste pippe intellettuali. Il bene sta da una parte, il male dall’altra. Soprattutto la seconda. Talvolta (spesso involontariamente) anche i protagonisti dei B-movies hanno qualche sfumatura. Spesso non è voluta, è quasi involontaria, e nasce dal fatto che un personaggio troppo buono, giusto e perfetto è difficilissimo da gestire su schermo, paradossalmente più di un “antieroe”. Questo non vale per i cattivi: il loro ruolo è quello di antagonista, devono fare gli stronzi finchè il buono non trova modalità e tempistiche giuste per spaccargli il culo. Immaginiamo che questa malvagità illimitata a loro concessa sia fonte di grande divertimento per gli attori che li interpretano.
Sulla carta, la maggior parte dei malvagi è mossa da avidità, fanatismo politico o religioso, desiderio di vendetta. Il loro scopo non è tanto il male altrui, quanto il proprio tornaconto. Il problema è che la trasposizione di queste idee avviene spesso ad opera di incapaci, e i cattivi finiscono per diventare delle esilaranti macchiette, proprio dei sadicidimmerda che godono a picchiare, uccidere, spaventare. Gente che investirebbe le vecchiette mentre attraversano la strada, picchierebbe i bambini e obbligherebbe i nemici a guardare repliche di L’onore e il rispetto fino alla pazzia. A volte gli attori che li interpretano sono assolutamente rispettabili (Donald Pleasence ha fatto il macchiettone cattivo per decenni, ma con uno stile raramente ripetibile, proprio perchè lo faceva in film che erano la quintessenza della bruttezza), ma più spesso sono dei carneadi mandati allo sbaraglio, che enfatizzano il personaggio con smorfie assurde e caricando ogni battuta in modo grottesco.
Un’ultima annotazione: a volte l’antagonista principale è risparmiato da tutto ciò e dipinto con una certa cura. Raramente, ma capita. Gli scagnozzi no, sono proprio delle bestie guidate dagli istinti più bassi, e questo rende ancora più ridicoli i loro scontri con l’eroe.
Esempi: i vietnamiti della serie Rombo di tuono, i malvagi dei film ninja (in cui spesso comparivano anche tracce di xenofobia tra cinesi e giapponesi, peraltro), la setta di fanatici di Cobra. Ma, per salire di livello, anche il militare stronzissimo di Avatar: dai, su, solo a me fa ridere per quanto è insensibile e spietato?

7 – IL MONDO E’ PICCOLO

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Ah ah ah, maledetto russo-cino bolscevico, tra 300 milioni di yankees hai beccato proprio Chuck Norris che ora ti aprirà il culo in due parti non uguali!

Nei punti 2 e 3 abbiamo visto come la famiglia, in un film d’azione brutto, non sia altro che un veicolo per coinvolgere lo spettatore: un forte legame positivo, che, se minacciato, darà un senso alla furia omicida del protagonista e aumenterà la tensione emotiva (sic!) per l’esito di quella minaccia. Questo semplice meccanismo ha però anche una valenza opposta, legata ai legami negativi (scusate la ripetizione). Questi sono un mezzo per aumentare la personalizzazione del film e incentrarlo ancora di più su due semplici figure, il buono e il cattivo. Non è una novità: anche nella letteratura greca e latina c’erano dei “fantasmi del passato” tornati alla ribalta, e in fondo ognuno di noi ha qualcuno che gli sta sulle palle e non vede da tanto, ma che potrà incontrare in futuro in chissà che circostanze.
Come spesso accade, il cinema d’azione ha abusato di questo espediente fino a raggiungere risultati a dir poco imbarazzanti. Quante possibilità ci sono, per esempio, che in una città con milioni di abitanti le strade di un criminale di mezza tacca e un poliziotto si incrocino più volte? Quanti reduci dal Vietnam hanno poi incontrato vent’anni dopo i loro carnefici a Los Angeles o New York? Quante possibilità ci sono che tutto questo marasma avvenga per puro caso? Poche, ma non se sei Chuck, o Steven, o Jean-Claude. A volte si aggira l’ingranaggio: il cattivo torna alla ribalta, e i comprimari, ovviamente incapaci, deboli e vulnerabili, si rivolgono al protagonista, che anni prima aveva già affrontato la minaccia. Vada come vada, il risultato è uno solo: non esiste che un qualsiasi poliziotto o soldato uccida il cattivo nella concitazione di una sparatoria, il cattivo viene sempre arrestato\ucciso dal protagonista. I ruoli sono ben definiti: la spalla del buono può al massimo affrontare la spalla del cattivo, i comprimari inutili si ammazzano tra loro: ma il piacere di uccidere il villain spetta solo all’eroe.
Esempi: Invasion USA, che si basa tutto su questo concetto. Un vero e proprio monumento alla “questione personale”.

8 – L’AMICO SCEMO

8 - l'amico scemo

In Kickboxers ci sono ben due amici scemi, uno rientra anche nella categoria del “nero spalla del protagonista”, l’altro è grasso, quindi vale come minoranza vessata.

Costruire un film su una sola persona non è per niente facile, neppure se quella persona è il sommo Chuck Norris o il famosissimo Schwartzenegger. Qualche volta si può fare (Invasion USA ne è un esempio davvero esilarante), ma più spesso, a malincuore, bisogna ricorrere a una spalla. Già, ma come si sceglie la spalla ideale? Non può essere una bella gnoccolona, perchè attirerebbe l’attenzione; ma neanche uno troppo bello o troppo sveglio: se paghi milioni di dollari per scritturare un burino famoso, è seccante vedere gli spettatori che guardano il culo alla sua spalla o simpatizzano più per quest’ultima che per lui. E’ qui che entra in scena lui, l’immancabile, l’oggeto del desiderio di ogni regista action con poche idee: l’amico scemo.
Da adolescenti, immaginavamo spesso questa situazione: quando vuoi uscire con una ragazza molto bella ma tu non ti senti un granchè, puoi rimediare portando con te un amico ancora più brutto e stupido di te. Dopo mezz’ora in compagnia di entrambi, la ragazza in questione sarà disposta a concedersi anima e corpo a voi per disperazione: ai suoi occhi, diventerete un mix perfetto di Brad Pitt e Alberto Angela. Più probabilmente, la ragazza vedrà te e l’amico come una coppia stile Gianni e Pinotto e non vorrà più vedere nessuno dei due, ma questo è un altro discorso. L’amico scemo serve esattamente a questo: ad esaltare le qualità positive del burino famoso, e allo stesso tempo a risolvere quelle situazioni che necessitano dell’intervento di un’altra persona. Come si diceva al punto 7, spesso l’amico scemo è utile per falciare gli scagnozzi del villain, permettendo al suo collega\amico di concentrarsi sul cattivo più prestigioso. A volte rientra nel punto 1, essendo nero o comunque non bianco (ecco, vedete? Abbiamo permesso a uno di voi di affiancare il nostro beniamino! Non siamo razzisti, visto? Ora tornate nel ghetto!). Nei rari momenti in cui i due non menano le mani, si esibisce in battutine dall’umorismo infantile, magari a sfondo sessuale, e in esclamazioni irritanti tipo “ma che diavolo…ehi, fratello!”, “ce la siamo vista brutta eh?” e similari. Non è raro che sia anche un allupato cronico, più attento a qualsiasi essere umano dotato di vagina che a quelli dotati di pistole.
Il suo unico riscatto è il più banale: la morte. Dopo una vita da scemo, egli si evolve in un’altra creatura: l’amico scemo che muore da eroe. RIP, insegna agli angeli ad essere scemo.
Esempi: Calvin di Hellbound, Gonzales in Cobra, il ragazzotto stupido di cui non ricordo il nome in Kickboxers.

9 – GLI INDISTRUTTIBILI

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Esiste una scena più abusata della fuga APPENA IN TEMPO con esplosione dopo pochi secondi? Sarebbe bello vedere un film che si conclude col protagonista che salta in aria, ogni tanto.

Un capitolo a parte, quando si parla di scontri, botte e sparatorie, va dedicato al corpo a corpo. Il genere delle arti marziali nasce con questa necessità: coniugare gli scontri a mani nude con un’epoca storica in cui i cattivi non vanno tanto per il sottile e usano pistole, fucili, esplosivi. Riuscirci è difficilissimo: molto più facile fare delle vaccate. E, manco a dirlo, noi vogliamo proprio quelle! Tra l’altro, alcune icone di questo genere sono degli atleti più che attori (e su questo c’erano davvero pochi dubbi), insomma: l’unica cosa certa è che spaccheranno culi.
Diciamoci la verità: un qualsiasi criminale combatterebbe chi cerca di fermarlo sparandogli. Se si ha l’occasione di avere una banda, basta attaccare tutti insieme, e anche il più esperto di arti maziali di questo pianeta non avrà scampo. Nei film, invece, i malavitosi sono molto ben educati: attaccano uno per volta, senza un criterio (vedi punto 6: gli scagnozzi sono dei cavernicoli privi di pollice opponibile), a testa bassa, consentendo al protagonista di metterli facilmente fuori gioco. E se uno di loro ha una pistola? In quel caso vale il punto 10: si metterà a parlare, si distrarrà e consentirà al nostro ignorantone di sbarazzarsene.
Anche la resistenza fisica è un problema da femminucce: Norris e Seagal vengono picchiati, umiliati, torturati, e al massimo hanno un rivolo di sangue sulla fronte (o una ferita alla spalla, giusto per far vedere che anche loro soffrono). Li accoltellano o gli sparano? “non hanno leso organi vitali”, frase che di solito permette loro di farsi un’oretta buona di film come se niente fosse. E gli altri? Per gli altri basta un pugno, una botta in testa, per farli stramazzare a terra. Quando vengono colpiti loro, sono sempre organi vitali. Ciao ciao, è stato bello. Talvolta questa indistruttibilità fisica raggiunge livelli clamorosi, come in Invasion USA (lo so che ne parlo sempre, ma guardatelo, è un capolavoro), in cui Chuck Norris spara un colpo di bazooka a un paio di metri di distanza senza neppure spettinarsi.
Esempi: più o meno tutti i film con Chuck Norris e Steven Seagal. Van Damme no, almeno lui si fa menare come una pignatta prima di trionfare e alla fine è sempre messo peggio del debito greco.

10 – CHIACCHIERE, CHIACCHIERE E ALTA PSICOLOGIA

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Nei remake turchi i personaggi si comportano spesso in modo incomprensibile. Anche le trame lo sono. Anche i dialoghi. Vabbè.

Questa era facile, dai. E, come alcune delle altre, non è una prerogativa del cinema d’azione. A nostro avviso, però, è un’aggravante: stiamo parlando dell’incredibile logorrea dei cattivi, che li porta a chiacchierare e a distrarsi, di solito con conseguenze letali. In un genere come il trash action, in cui i dialoghi sono ridotti all’osso per lasciare spazio ad inseguimenti, scontri ed esplosioni, questo irritante espediente narrativo risalta ancora di più. PREMI QUEL FOTTUTO GRILLETTO E SMETTILA DI PARLARE! Invece no, “prima di ucciderti ti dirò cosa voglio fare”, “lascia che ti racconti perchè lo faccio”, “sei arrivato fin qui, prima di morire ti meriti una spiegazione”. Manco a dirlo, quella spiegazione segna la fine del villain, sopraffatto nel suo momento di logorrea dal sempre attento protagonista. Sparagli per Dio, sparagli!
Ovviamente i protagonisti positivi non sono esenti da questi attacchi di imbecillità compulsiva, e hanno anche loro dei bei momenti in cui si comportano nel modo peggiore possibile. Forse i personaggi sanno di non poter morire per contratto (negli action trash il protagonista non muore, con quello che costa ingaggiarlo!) e si comportano di conseguenza? Sfondando la quarta parete e portando a una sovrapposizione totale tra attore e ruolo? No dai, basta cazzate, la verità è che i personaggi dei film d’azione sono stupidi, tutti quanti. Un corollario per i film d’azione turchi: in quei casi i personaggi non si limitano a un monologo, ma partono da molto lontano, con tono solenne, a volte andando a ripescare episodi della storia turca. Per dire, tutto il mondo è paese.
Perchè loro sono dei duri. Sono cazzuti. La razionalità è roba da finocchi, la riflessione la lasciano a noi mezzeseghe. Loro spaccano i culi.
E noi guardiamo le loro gesta e ci gasiamo, e ci sentiamo cazzutissimi anche noi. Anche un pò ignoranti, a dirla tutta.
Che belli i filmacci.

Pubblicato il dicembre 21, 2015, in Manuale di fenomenologia della serie Z con tag , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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